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Ultimo Aggiornamento 24.02.2017

 

CRONOLOGIA BIOGRAFIA DI IDILIO DELL’ERA E DELL’OPERA  (.PDF)

A cura di  Francesco Rossi e di Paolo Fioravanti.

 

Versione 16.05. 2014

 

 

BIOGRAFIA E CRONOLOGIA DELL’OPERA DI IDILIO DELL’ERA

A cura di  Francesco Rossi e di Paolo Fioravanti.

 

ANNO 1904-1907

Martino Ceccuzzi nasce l’11 novembre 1904,  giorno di S.Martino,  in provincia di Siena,  nella campagna di Chiusi, in località Montallese, in un casamento di campagna che si trovava lungo la ferrovia Asciano-Chiusi, forse il podere S.Luigi,  da Pietro, figlio di Gesualdo, colono, nato a Chiusi nel 1877  e da Nenci Filomena, (che chiamavano però tutti Elisa) figlia di Leopoldo e di Valdambrini Maria, anch’essa nata a Chiusi nel 1878. Il  padre era custode di un casello ferroviario.  La sua era una famiglia contadina numerosa,  composta da 7 fratelli, uno dei quali era morto in tenera età: “volò al cielo da piccino”. Gli altri erano: Leonetta, Gesualdo, 1902, Secondo 1907, che  morì nella seconda guerra mondiale,  Pasquale (1912) e  infine Savina (1914),  la più piccola.  Aveva tanti zii e cugini. Solo quelli della madre “erano dodici tra fratelli e sorelle e più di trenta fra cognate e nipoti”. Il padre sapeva appena leggere e scrivere, la madre era analfabeta e ambedue erano molto religiosi.

 

ANNO 1907

7/2 1907 Nasce a Chiusi Secondo (forse prende con il suo nome il posto del figlio morto).

 

1908-1909

 Si trasferisce, per un breve periodo, con la famiglia a Firenze,  a seguito del padre che,  dopo aver fatto una “diecina d’anni di soldato” — ricorda l’autore in un ricordo del padre  — “poi fu assunto nelle ferrovie e passò al socialismo”.

Sono gli anni cui brevemente accenna il Poeta nel libro già citato,  ricordando “le nostre monellerie per le strade di Rifredi”.

 

ANNO 1910

 Il padre,  senza che il poeta conoscesse il perché, (“Non ho mai capito – scrive - perché perdesse il posto o meglio dire fosse mandato via. La mamma ci zittiva con un sospirone: “vostro padre è sempre stato una testa scarica) è costretto a lasciare il mestiere di ferroviere e dovette - sono le sue parole -“condannarsi alla sedentarietà dei campi... Immisantropito si rintanò in Maremma,  in quella più tetra e paludosa nei pressi delle “galere” che servivano,  una volta,  ai detenuti di Leopoldo.

 La famiglia si trasferisce a vivere nel podere, chiamato “La Cipriana”,  nella campagna di Montepescali (Gr.).

 Iniziano probabilmente in questo periodo i primi esperimenti di scrittura di Martino con il padre che gli fa da maestro.

In una memoria, “Ricordi di scuola”, così scrive: “Dirò che il mio primo, primissimo maestro, fu un contadino e precisamente mio padre.   Uomo all’antica, spicciativo e pratico, senz’ombra di sentimentalismi.  Quest’uomo, un bel giorno, anzi una sera di sementa, dopo le faccende grosse, mi mise al tavolino.

  Un tavolino lungo e largo come quello della Società delle Nazioni.
  Davanti alla tribù degli zii, zie, cognati, cognate, cugini, cugine, nepoti e bisnipoti, sotto il gran lume a petrolio che penzolava, col cappello dì bandone sulle ventitrè, dal trave, mio padre agguantò la mia mano — potevo avere fra sì e no cinque anni — nella sua piastrellosa di calli. M’incastrò fra l’indice e il medio, una penna, con in cima un pennino a becco di falco, e dopo una leccata nel calamaio che traballò, col rischio d’inondare di nero la tavola, cominciò l’avvenimento. Scrivere, imparare a scrivere”[1].

  Dell’Era rimarrà sempre legato  al padre e alla madre, anche se – quando ne parla – quasi sempre mette in evidenza la loro povertà e semplicità.

  Della mamma, in un memoria di alcune pagine, dal titolo “Mia mamma contadina “scrive[2]:

  “Se mi vergognassi di lei perché mi ha fatto nascere povero,
tra le pasture e le bestie, mi parrebbe di fare un peccato dimolto grosso.
  Per quanto mi sforzi di pensarmi solo, mi vedo sempre vicino a lei come l’aria attaccata alle cose. Quanto più il tempo se ne va, tanto più bella mi appare, sempre più taciturna, sempre più buona.
  Ella non ha mai chiesto niente per sé. L’ultimo boccone a
tavola era suo, l’ultimo regalo, che venendo di lontano, gli zii
o i fratelli portavano, suo.

  In casa aveva scelto la stanza più povera dai muri scortecciati, l’armadio vecchio dalle zampe tarlate, il canterano con lo specchio che non luccicava più, mangiato dalla ruggine, un comodino che sembrava quello rimasto in un convento d’altri tempi, il suo letto dai ferri tozzi dai quali la coppale veniva via a pezzi, il saccone di foglie di granturco. Tutto il corredo che aveva accompagnato i poveri in maremma di podere in podere.

  Lontana nel suo passato, di piccole vicende dolorose, simile a una terra che tutto ha dato, passava nella casa, come un’ombra, carezzando, con le sue mani di mamma ogni oggetto per lei sacro. La casa diventava una chiesa di cui ella era la lampada sempre accesa di bontà.

  Non imparò né  a leggere né  a scrivere perché fu mandata
a badar le pecore.

  Erano dodici tra fratelli e sorelle e più di trenta fra cognate e nipoti”.

  Il ritratto del padre e le condizioni di indigenza in cui si trova la famiglia sono ben delineate anche nello scritto intitolato: "Paese di mio padre" ("Il Melagrano cantò", A.V.E.1938, p.15). "Non sapevo che la sua terra fosse un paese:"— nota l’autore — "il paese dov’egli abitò per tanti anni,  il paese ch’egli piantò con le sue mani,  quello che non potrò scordare... Se capito laggiù dove squittiscono starne,  muglian giovenche,  e mi fermo all’ombre orlate di sole,  dico "questo paese di vigne,  d’ulivi e di prati,  l’ha piantato mio padre." Il paese di cui parla dell’Era è un podere nei pressi di Montepescali.

 

ANNI 1911-1914

  Martino comincia ad andare a scuola, ma la sua prima esperienza scolastica non sarà bella. Sempre in “Ricordi di scuola” scrive: “  Se ripenso a quei tempi, mi rivedo simile a Pinocchio, tale e quale.  Abbecedario sotto il braccio, berrettino di lana a imbuto, un tocco di pane nella borsa di panno e quattro fichi secchi da spartirsi in due, fra me e mio fratello più grande.

  Chi mal comincia, peggio finisce.

  Si principiò male dal primo giorno.

  Sia stata la fama del maestro che faceva accapponar la pelle soltanto a guardar la sua faccia dura, rasata, verde che non rideva mai, il tubino sodo e nero come quello dei carrozzieri funebri di città, o la nostra timidezza campagnola oppure addirittura la voglia di disubbidire al babbo, s’arrivò in classe con un’ora di ritardo. Mastro Orazio ci prese per un orecchio e ci accompagnò, a suon d’improperi, alla porta, dalla quale sgattaiolammo felici e contenti di metterci all’ombra della torre  comunale in attesa che scoccasse mezzogiorno per mangiare i nostri fichi secchi e intrupparci, all’uscita della scolaresca, con i ragazzi che avevano assaggiato le classiche bullette del maestro, sotto i ginocchi, e fare una bella sassaiuola proprio in stile. Mio fratello aveva due anni più di me, ragion per cui, dal primo giorno seguitò regolarmente a salar la scuola in barba a mastro Orazio e alla paterna autorità. Io che oscillavo tra la paura delle busse del babbo e quelle del maestro, per i primi mesi fui puntuale. La scuola equivaleva a una casa di correzione. Se almeno non ci fosse stata l’aritmetica! Io dicevo arittemmetica: anche il nome sapeva di complicato; cercavo di renderlo più semplice possibile, invece mi si allungava sulla lingua. Quella era il salto dell’asino o addirittura il ponte del diavolo. Per somma sventura ero sempre in ballo io”.

  Questa prima esperienza negativa, soprattutto con la matematica e con il burbero maestro Orazio, indusse il giovane Martino, sulla scia anche del fratello maggiore, a tornare alla vita dei campi, soprattutto quando venne la bella stagione..

“quando cantano i nidi nella macchia e gorgogliano le fontane - Meglio uccel di bosco come mio fratello – scriveve Dell’Era nel ricordare quell’anno -  che restar chiuso fra quattro muri. Mi decisi.

  Ora s’era due meravigliosi mariuoli, due scavezzacolli. Della scuola non c’era rimasta impressa che la tuba di mastro Orazio, nera, soda, lucida, schiacciata, il più delle volte, con una culata, sulla sedia accosto alla cattedra da qualche perticone di ripetente, quando il maestro intento alla lavagna, non si girava nemmeno, e... le famose bullette. Null’altro.”

 La vita di Martino diviene così simile a quella dei tanti coloni per i quali la campagna, la natura e gli animali, il gioco e il lavoro  prendono il posto dei libri e dello studio. Possiamo senz’altro dire che il suo primo libro e il più importante è stato quello della natura maremmana che segnerà profondamente   la sua vita.  Ad esso ritornerà con il pensiero, anche in età avanzata, come nella poesia ‘‘E triste’’,  tratta dall’ultima raccolta ”Cielo di sera” del 1983: ‘‘Stagione di illimitati confini, / a specchio d’acque,  tu,  raggio di sole, / nostra infanzia di gridi:/ voi,  nel galoppo biondo / di criniere di vento,  / butteri di maremma / emblemi della nostra gioventù”.

Martino, nel 1913 torna a frequentare la prima classe della scuola elementare, dopo la prima esperienza negativa che aveva fatta col fratello a sei anni.

 “A nove anni - ricorda lo scrittore in un racconto autobiografico “Ricordi di scuola” - mi trovai iscritto regolarmente alla prima elementare. Per fortuna il mio aspetto segaligno, il muso a faina, i capelli che mi tappavan gli orecchi come un orsacchiotto che per la prima volta entra nel circo equestre, mi assegnavano non più di sei anni: l’età giusta per uno che in quattr’anni aveva imparato a scrivere il suo nome e cognome a perfezione sulla foderina dei quaderni  Ma era cambiato completamente panorama. Invece di mastro Orazio c’era una mestrina tutta latte e miele che ci pigliava pel verso del pelo e anche se non riuscivo a tenere a mente i mesi dell’anno — l’ho imparati purtroppo sentendomeli galoppar sulla schiena con la velocità dei cavalli.”

  A Montepescali, fa amicizia con Gaspare Felice Reali apicoltore, poeta e filantropo, “ lapaio” di Montepescali e di Bolgheri e ne rimane estasiato soprattutto  per la sua passione per le api e la natura, per la sua fede e per il suo amore per la poesia e la recitazione. Il Reali, amico della famiglia Ceccuzzi, si comportò con Martino come si era comportato con  lui a Castagneto, a suo tempo, il maestro-sellaio Guglielmo Vannini, e gli insegnò a leggere e a scrivere, assistendolo poi negli studi finché rimase in Maremma.

 L’ incoraggiamento e il  sostegno dello stesso Reali  contribuì  qualche anno dopo alla scelta di seguire la vocazione ed entrare nel  Seminario di  Grosseto.

  

ANNO 1915

 Martino ha circa 11 anni. Gli zii sono già partiti per il fronte,  anche il padre deve partire. “Quando ci dissero che lo mandavano con gli altri” - ricorda dell’Era - “andammo alla stazione per salutarlo nella tradotta. Pioveva: la mamma portava in collo i più piccini e i singhiozzi le tappavano la gola. Io portavo la bandierina tricolore da sventolare ai soldati”. “Partito il babbo,  la situazione diviene sempre più critica.. Noi soli nella palude,  con le zie e le bestie vaccine,  la malaria. Poi c’entrò in casa la spagnola: io la smaltii in cantina,  tra l’odore del vin dolce e la vinaccia”.

  Frequenta  la 3° elementare a Montepescali Stazione,  frazione facente parte del Comune di Grosseto.

… La scuola era uno stanzone spropositato, tutto incamiciato di bianco in mezzo a un prato, a pian terreno: scuola rurale, per non dire dei contadini. Lì ci passai quattr’anni: gli anni più belli (la retorica non c’entra) più cari della mia vita, davanti al sole d’aprile e ai campi fioriti.”

  Il ragazzo recupera meravigliosamente il tempo perduto: “ Dio, come ci tornerei volentieri! – scrive- S’imparava. Dire che s’imparava è facilissimo. A leggere, a scrivere e a far di conto. Precisamente come voleva mio padre”[3]

 

ANNO 1916

 Montepescali: il 7 luglio Martino riceve l’attestato di compi-mento del Corso Elementare Inferiore (i primi tre anni delle scuole elementari che solitamente erano compiuti all’età di 9 anni) dall’Ispettorato Scolastico di Grosseto.

 

ANNO 1917

 Nell’anno scolastico 1916-1917 Martino studia intensamente per recuperare i due anni del Corso Elementare Superiore e supera gli esami, come attestato dal diploma rilasciatogli il 2 luglio dall’Ispettorato Scolastico di Grosseto.

 

ANNI 1918-1919

 Il babbo ritorna “tanto invecchiato” — ricorda l’autore. La famiglia comincia a disperdersi. “Gli altri non facevano in tempo a ricomparire che ripartivano,  colle zie,  i cugini; avevan paura della casa degli antenati. Caricavan sul barroccio le loro robe e se ne andavano”. Anche il fratello,  più grande,  si sposa e vuole andare a vivere in città. “Erano andati via con una stagna d’olio,  un involto di cenci per uno: tutto il loro corredo”.

  Non faranno fortuna: dopo un po’ di tempo il padre andrà a trovarli,  avrà l’amarezza di scoprire che il figlio è senza lavoro e,  per giunta,  sarà derubato dei soldi con cui voleva aiutarlo.

 Intanto in  Martino si concretizza la vocazione sacerdotale. L’entrata in Seminario gli permetterà  di continuare gli studi a lui tanto cari.

10.07.1919 Dal Seminario Vescovile di Grosseto riceve la Pagella scolastica relativa alla I° ginnasiale, anno scolastico 1918-1919.

 

ANNI 1919-20

  Frequenta nell’anno scolastico 1919-20 la II° ginnasio.

16 luglio 1920 riceve dal Seminario Vescovile di Grosseto la Pagella scolastica  relativa alla 2° ginnasiale.

Il giovane Martino compone le prime liriche che raccoglie nel quaderno “Stelle nell’ombra”. “Io sono un fanciullo – scrive nella prima poesia titolata ‘A sera’ – che piange/ma tanto, ogni giorno, come se mi avessero offeso/ a morte, un fanciullo che piange/ne l’ombra con se, con solo il suo pianto incompreso…Campane che oscillano al sole./È festa domani? …Non so. Ma la sonano in coro/ ne l’aria fatta di viole./ Son cento campane che cantano ne l’aria d’oro/come una gran lampada chiara./Che suonino a morto? Non so. Ala son tocchi accoppiati./Che suonino per la mia bara? Ritornano, vanno, là sopra il convento dei frati.” Sono poesie in cui appare evidente l’influenza del Pascoli, poeta che il giovane Martino aveva cominciato a conoscere e ad apprezzare. Le poesie “Stelle nell’ombra” verranno pubblicate alcuni anni dopo, nel 1929, nella raccolta “Le ombre solitarie”.

 

ANNI 1920-1921

 Al termine dell’anno scolastico 1920-21 riceve dal Seminario Vescovile di Grosseto la Pagella scolastica relativa alla III° ginnasiale.

 

 

ANNI 1923-1924


 Martino Ceccuzzi è alunno della 1° Liceale nell’anno 1923-1924,  presso il Seminario Vescovile di Grosseto.

Gli studi del seminario gli permettono di farsi una buona cultura,  non solo sui Padri della Chiesa e sull’Antico e Nuovo Testamento,  ma anche sui classici latini e greci e italiani. Sarà, comunque,  solo un punto di partenza,  perché la formazione culturale di dell’Era — così vasta— eccezion fatta per le materie scientifiche — è stata prevalentemente l’opera di un autodidatta.

Al termine dell’anno scolastico riceve l’Attestato di merito di 2°

e la pagella scolastica dal Seminario Vescovile di Grosseto relativa agli esami finali del Liceo.

 Compone alcune liriche  ora nel quaderno manoscritto "Lungo il Verziere"[4], che dedica "Al mitissimo Novaro che un cestello di rose squisite compose per i fanciulli", quasi tutte inedite.

 

ANNO 1927

Compone il manoscritto  "Stelle nell'ombra", poesie che sono ancora in gran parte inedite[5].

Viene ordinato sacerdote dal Vescovo Matteoli di Grosseto. Celebra la sua prima messa il 25 ottobre a Montepescali (Gr.).

  Gaspare Felice Reali, il poeta e cantore dalla Barba di api, in occasione della consacrazione a sacerdote del giovane seminarista Don Martino, gli dedica questo sonetto:

Tu fortunato che un’invitta Fede

Rischiarata da un ben vivido raggio,

da l’intrapreso giovanil viaggio,

deviar non ti fe’ l’incerto piede.

 

Rivolto a un alto, celestial miraggio,

è Dio che tutto apprezza e tutto vede

come spesso a gli eletti suoi concede,

un lungo t’aprirà fiorito maggio!

 

E quando dall’altar solleverai

Il Ricco del cielo, e de la Terra

E il più potente, fra i regnanti omai!

 

Prega per me che poveretto in guerra

Col nemico comun, me ne restai

Ond’io vinca in final – Serra, serra!

 

Sarà parroco di Buriano,  Istia d’Ombrone,  Ravi ed infine,  dal 1936, di Casal di Pari.

 

 ANNO 1928

 Il poeta lavora per arrivare alla pubblicazione del libro “L’aiola di luce” nel quale metterà “I sonetti per la mamma”, una raccolta di quindici sonetti tutti dedicati alla madre, e le raccolte de “l’armonioso rimpianto” e “Il giardino del Re Sole” nelle quali Martino, con un sentimento di struggente nostalgia, celebra l’età felice che più non ritorna..

  Nella dedica del libro, che porta la data Siena, Aprile 1928, ed è proprio riservata a Elisa Nenci, la mamma, scrive: “Mamma, ecco il dono che ti promisi fanciullo un giorno che i campi erano tutti d'oro e tu giovane cantavi il canto che è rimasto dentro l'anima mia.

  Un mazzo di rime colte accanto a te è quanto rimane degli anni più dolci…

… penso i miei anni come un'aiola di luce e dentro l’aiola i nostri filari pesi di pampane e di uve acerbe. Le pampane le ho lasciate, dell' uve ho colto le più mature per te che non le assaggerai, né le calpesterai come la critica dei sapienti.

Perché tu non sai leggere, donna dei campi, e per questo tu sei la  REGINA DELL' AIOLA DI LUCE.

  Sono quindici sonetti, (dei quali riportiamo solo il primo) di buona qualità che hanno la madre come Musa ispiratrice[6]. In essi si celebra una figura di donna agreste e selvaggia, ma  anche cristianamente pia, fatta di semplicità,  purezza e innocenza.

 

Te ne ricordi dolce madre mia

di quando fosti una selvaggia pura,

piena le vene di indomata arsura,

l' anima di silvana melodia?

 

Ogni boscaglia apriva la sua via

al branco immerso dentro alla pastura,

 ogni fonte la vergine frescura,

ogni stella la sua lacrima pia.

 

E ti sedevi scalza alla corrente

a sera, rispecchiandoti nell'onda

con la letizia d'essere innocente.

 

In una risplendenza alta e tranquilla

il riso d' ogni fiore e d' ogni fronda

si disegnava ne la tua pupilla.

 

ANNO 1929

 Il poeta torna a Firenze per la prima volta,  dopo l’esperienza fiorentina dell’infanzia. Proprio in quell’anno è stato fondato in riva all’Arno Il Frontespizio,  rivista letteraria cattolica diretta da Piero Bargellini. I primi contatti  si concretizzeranno successivamente in una duratura, anche se sporadica, collaborazione con la rivista fiorentina. Il poeta potrà così conoscere molti intellettuali fiorentini,  fare amicizia epidermica con Giovanni Papini e Domenico Giuliotti, avviare  una duratura amicizia prima con Bargellini e Nicola Lisi,  con Mario Luzi poi.

 Inizia a pubblicare la sua produzione letteraria e poetica collaborando sia con giornali che con riviste.

 Esce a Napoli  la sua prima raccolta di poesie (37 composizioni poetiche): “L’aiola di luce”, che – come abbiamo detto - è dedicata alla madre. Viene pubblicato nello stesso anno il libriccino di prose “Con un poeta alla macchia” Livorno E. Pasquini – 1929  e il libro di poesie Le ombre solitarie” - Napoli – 1929.. Quest’ultimo è dedicato “Alla buona Ada Negri/ che a me triste e ignoto/fu di luce schiettamente materna”. Nello stesso libro l’Editore annuncia opere “NON EDITE”: IL POETA PARINI Profilo; QUANDO L’AMOR SI SFOGLIA- Romanzo; IL GRAPPOLO D’ORO Novelle; LA VELA DI FIAMMA Romanzo, opere che rimarranno allo stato di progetto.

Pubblica a puntate (1929-1930) con la Cardinal Ferrari S.A.I. (Gerente Responsabile Angela Sorgato,  Tip. Di Bologna),  il suo primo romanzo a puntate L’amor che non conobbi” che arriva fino alla 10° puntata.

 Stabilisce rapporti di conoscenza con Ada Negri e con Angiolo Silvio Novaro,[7]

 

 

ANNO 1930

 Pubblica,  con la casa editrice Massima di Livorno,  il romanzo “Fiamme di Padule”. Cominciano ad apparire alcuni lusinghieri giudizi della critica sulle sue prime prose, in particolare su Con un poeta alla macchia”.


“C’è sempre in Lei qualche cosa di schietto,  inaspettato,  perciò nuovo e commovente.”

Ettore Cozzani


“Grazie dei Suoi volumetti che ho letto con molto interesse,  interesse non deluso. A parte il lindore,  la grazia,  la nobiltà sempre mantenuta,  ho trovato spesso i segni indubbii anche se non ancora netti e fermi,  di una personalità in formazione.”

Ugo Betti


“Credo di averLe detto più volte e averLe dimostrato con fatti come io pensi che pochi,  pochissimi poeti italiani han come Lei ricchezza di genuina schiettissima poesia. Anche oggi,  letti i Suoi volumi e 1’inedita inviatami che confermano il mio giudizio,  Le confermo con gioia che a Lei salvo forse una base sufficiente di cultura classica non manca nulla per emergere su tutti noi. “

Giorgio Umani


 “ Il Dell’ Era senese anela d’avvicinarsi al Tozzi che è della sua terra e a cui consacra un libriccino recente (Massima —  Livorno): un po’ tinto di dialetto campagnolo,  ha una singolare freschezza nelle immagini così luminose delle tradizioni e delle bellezze del suo paese una sincerità di malinconia che accora.”

 L’ Eroica

 

“Da queste piccole prose s’ indovina il respiro che gonfia il giovane petto dell’autore. Respiro sano di forte petto,  Avanti! Su per la sacra costa! “

I Nostri Quaderni

 

 “ Il volumetto che contiene dieci lucidissime prose precedute da una dedica a Federigo Tozzi è io credo il primo dovuto al Dell’ Era. Il quale si rivela in queste brevi pagine poeta schietto e dotato,  capace di cogliere ogni nota — musica o colore — che commuova i suoi sensi,  l’anima sua. Queste prove sono strofe di quel meraviglioso inno che si chiama giovinezza: strofe cantate con fresca spontaneità e con dolcezza ammirabile. — C’è da aspettarsi molto da un giovane che inizi il suo cammino così.”

 L’Araldo Letterario

 

«Fiamme di padule », questo romanzo non manca di qualche buona qualità nellintreccio. L’influenza del Tozzi è in più parti particolarmente insistente.

L’Italia Letteraria

 

Dell’Era non fa il letterato toscano; è uno scrittore di razza che ha la fortuna di esprimersi nel più lindo toscano che si parli fra l’Arbia e il mare. Se il suo romanzo «Fiamme di padule » fosse comparso da un editore illustre, in bella stampa vistosa e spaziata, forse avrebbero già gridato alla scoperta di un ingegno raro.
Francesco Casnati su

Vita e Pensiero


«Fiamme di padule », romanzo fragrante di buona prosa prettamente toscana come la biancheria di spigo e il pane fatto in casa col grano benedetto.

Il Popolo Toscano

 

Inizia la collaborazione con Il Frontespizio con la pubblicazione di alcune poesie. Idilio dell’Era  successivamente, fino al 1940, curerà per la  prestigiosa rivista cattolica fiorentina  la rubrica l’Arcolaio agiografico. I contatti con il mondo culturale  fiorentino legato al Frontespizio gli permettono di ampliare  la sua formazione culturale.

   “Erano gli anni del risveglio della letteratura cattolica e della maggiore attività editoriale di Vallecchi e della Fiorentina - scriveva Don Martino in alcune pagine di appunti autobiografici – (volevamo) ridar vita ai libri della fede di cui Papini era direttore, (vi)  lavoravano Giuseppe De Luca,  Giuliotti,  Misciattelli,  Bargellini,  Fallacara,  Casini e molti altri. Tornavano a circolare i fioretti di S.Francesco,  le opere di Jacopone da Todi,  del Sacchetti,  di Angelo da Foligno,  Savonarola,  di S.Filippo Neri,  dei mistici mediovali. “Era inutile – scrive Dell’Era - chiedere alle filosofie e alle politiche la soluzione ai nostri problemi interiori: il paese dell’anima era lì,  quello che avevano trovato, Clemente Rebora,  Giorgio La Pira, Padre Agostino Gemelli,[8] Giosuè Borsi”[9], figure per alcuni aspetti esemplari per Idilio Dell’Era e per altri cattolici del Frontespizio.

  L’esperienza del Frontespizio fu per Dell’Era fondamentale, “un’ottima palestra” che lo spingerà definitivamente alla scelta per la poesia. Come scrive lui anche in una memoria autobiografica concessa in una intervista alla rivista Il fuoco n° 4 del dic. 1981, “Se  ho continuato a far poesie – dice – lo devo al Frontespizio. Mi sembrava con la collaborazione a quella rivista, di aver preso un impegno con me stesso, con quanti avevano scritto, scrivevano e avrebbero scritto poesia..”

 Fu soprattutto grazie al Direttore Piero Bargellini, come rilevava il poeta anche molti anni dopo di quella esperienza, nell’introduzione alla raccolta “Cielo di sera”,  dedicata al Bargellini e agli amici del Frontespizio — che il giovane Martino poté entrare a far parte del gruppo di scrittori di questa famosa rivista che,  come in passato La Voce,  La Ronda, Lacerba,  hanno segnato il passo nella vita letteraria italiana. “Devo a Piero Bargellini se ho tenuto fede alla poesia... Fu Piero Bargellini... a persuadermi che una rivista come la sua si proponeva di rivelare la validità di un poeta e mi chiamò a collaborarvi. Tornavo dunque a Firenze con tutto l’entusiasmo giovanile,  essendoci cresciuto,  non tanto per ritrovare le sue strade assolate di quando mio padre era ferroviere a Rifredi,  quanto per seguire i consigli e i rimbrotti,  talvolta,  di un maestro della penna,  di un toscano autentico e schietto,  direttore de Il Frontespizio”…     A Firenze gli anni ‘30 sono caratterizzati da un’intensa attività culturale. A differenza di La Ronda - chiusa,  in prevalenza,  nella “tour d’ivoire” della tradizione letteraria italiana -Il Frontespizio - di matrice cattolica - fu   una rivista aperta anche alle voci europee e alle nuove scuole poetiche,  come l’Ermetismo. Non per niente due dei collaboratori,  Fallacara e Luzi,  fecero parte di questa scuola…

… “A Firenze” — dice Carlo Bo — “fra il trentacinque e il quaranta si ritrovarono gli scrittori giovani più animosi,  più liberi,  più bisognosi di sperimentare un rinnovamento... Firenze fu la capitale della poesia italiana al tempo dell’ermetismo.” “Se Siena è stata importante per la mia formazione spirituale” — diceva dell’Era - “Firenze lo è stata per quella culturale”. La regione – scriverà Dell’Era in un appunto autobiografico – è la mia toscanità. Dante è Firenze,  è Toscana; Leopardi è Recanati,  Pascoli la Romagna,  Pavese le Langhe.”

10.10  Sulla rivista Il Pensiero Luigi Ugolini scrive il saggio su Dell’Era: “Un giovane scrittore di Maremma”.

 

ANNO 1931

 E’ nominato  parroco a Ravi (Gr.). Pubblica ne L’Eroica di Cozzani,  n°152-153-154,  aprile-maggio-giugno,  la lirica “Nella terra che sai”,  che sarà poi edita nella raccolta “Innocenza” ( 1932).

 Si tratta della prima traccia  di una  attenzione nei confronti della  poesia di Idilio dell’Era  da parte del  mondo letterario cisalpino che segnerà una tappa importante nella vicenda umana  e letteraria del poeta.

 Nell’agosto  va, insieme alla madre  e al padre in Francia, in pellegrinaggio a Lourdes.Questo viaggio sembra confermare che per la famiglia Ceccuzzi, grazie anche alle risorse del figlio, erano ormai lontani i tempi della penuria del primo dopoguerra.

 

ANNO 1932

Pubblica la raccolta di poesie “Innocenza”, con un totale di 39 liriche,  con l’editore Mignosi,  della Casa editrice La Tradizione,  che era anche rivista letteraria,  di Palermo:

 “Fu il primo – scriverà più tardi - a tendermi la mano come editore,  il primo che volle darmi la gioia di lanciare le mie liriche d'Innocenza. Ricordo ancora quel giorno di calma canicolare. Mio padre vuotava sull'impiantito del granaio i sacchi col­mi del nuovo raccolto sonante e biondo. Scesi sventolando un nu­mero di Tradizione e gli mostrai l'avviso pubblicitario a ca­ratteri grandi sull' ultima pagina. “Guarda mi stampano un li­bro senza neanche avvisarmi!” “.

Il libro di poesie di Dell’Era viene accolto dalla stampa con grande interesse:

L’OSSERVATORE ROMANO
« Innocenza». Va detto subito che una cosa anzitutto è lodevole nel Dell’Era: un senso, un alito nuovo di georgica cristiana, che sebbene alquanto superficiale e un po’ manierato, è certamente sincero e sì effonde come profumo che allegro e conforta, dal cuore segreto.
Le creature belle di Dio che sono tutte le cose esistenti al di fuori di Lui, son lodate e benedette come suoi puri doni; il poeta non vi si adagia in un ardore di concupiscenza dannunziano, ma le contempla in ginocchio e le tratta con rispetto e con affetto francescano.


LA CIVILTA’ CATTOLICA
«Innocenza». La natura colta con immediata vivezza, sentita con altezza di immagini e dipinta con tocchi rapidi e vivaci, è il contenuto proprio di queste liriche.


L’AVVENIRE D’ITALIA
«Innocenza». Idilio Dell’Era ritorna fanciullo innocente; si china con lo stupore dei poeti e dei Santi’ ad ascoltare il murmure dell’acqua, il volo delle rondini, la meraviglia della linfa che urge. Per far questo bisogna mettersi sotto la protezione di chi ne fu Maestro, il Santo di Assisi.


CORRIERE DELLA SERA
«Innocenza». Idilio Dell’Era è poeta dì oggi e di tendenze nuovissime. Vorrei riportare per intero L’Ospite con il suo fresco senso religioso e la sua profonda commozione. Dell’Era è un mistico che ama la gioia luminosa e vede il suo Signore attraverso la letizia e il canto... Ecco un giovane che se non devia farà molto parlare di sè.
Giuseppe LIPPARINI

 

  A questo periodo risale anche un articolo pronto per la stampa su Dell’Era di Carlo Betocchi, (trovato in una cartella di articoli del Fondo Dell’Era), non sappiamo se pubblicato poi nel Frontespizio, che appare quasi una stroncatura. Nell’articolo, destinato ad una rubrica “Lettura dei Poeti”, Betocchi scrive “… Egli si è abbandonato con tutta facilità alle sollecitazioni di un estro che troppo spesso si sente superficiale: ‘Anima mia è primavera canta… anima mia è tempo di cantare…” è l’inizio di questo e di altri troppi libri di poesia dove una fanfara verbale di questo genere continua poi a lungo senza che quasi mai una parola si risolva ad accostarsi alle cose per ferirle crudamente… senonché dopo aver letto il libretto [Innocenza ndr.] con attenzione è doveroso aggiungere che Idilio Dell’Era ha doti reali per potersi guardare da questo pericolo. Non tutto in lui è così adagiato, né la bella facilità del verso e l’uso sciolto di una bella lingua italiana insaporita di odor campagnolo qual è la sua può essere un pericolo per creare della buona poesia…”

Nel Frontespizio, di  febbraio, anno X, pubblica la  poesia “L’Ospite”, nella stessa pagina compaiono le poesie "Piccolo lume" di Giuseppe Zoppi e "Canto di due gatti" di Carlo Betocchi.

Riceve il Premio Accademia d’Italia, 1932

Nel marzo 1932, praticamente in contemporanea, il poeta-scrittore svizzero italiano Giuseppe Zoppi presenta il giovane scrittore “che si distingue per il gusto tutto toscano della sua lingua”, scrivendo l’ introduzione alla pubblicazione della poesia “L’Aratro “ su l’Araldo Letterario e del racconto “Clarice e Leonetta” sull’ Illustrazione Ticinese. Il racconto verrà pubblicato 6 anni dopo in “Il melograno cantò”.

 Inizia una lunga storia  di stima e di amicizia   che si svilupperà fino alla morte dello scrittore ticinese all’inizio degli anni `50.

Zoppi era all’epoca l’esponente di punta del mondo culturale cattolico-conservatore della Svizzera italiana, professore al Liceo Cantonale di Lugano, e  titolare della cattedra di italiano al Politecnico di Zurigo. Zoppi era in stretti rapporti con il mondo letterario italiano. Collaborò già  negli anni `20 con L’Eroica  di Cozzani  e fu  in particolare il fondatore e responsabile della collana “Collezione Montagna” nell’ambito della rivista milanese. Naturalmente Zoppi privilegiò i contatti con gli ambienti italiani di ispirazione cattolica e  i suoi rapporti con Bargellini furono per lunghi anni ispirati ad amicizia ed unità d’intenti.

 

ANNO 1933

 Nel Frontespizio,  Fasc. 1 gennaio 1933,  pubblica la poesia “Frammento”; nello stesso numero compare la prosa "Il merlo sulla forca" di Domenico Giuliotti, e la poesia "Chi s'alza alla fatica" di Carlo Betocchi.

In una lettera spedita  a Giuseppe De Luca il 15 gennaio  Carlo Bo si esprime in termini spregiativi sulla poesia di Dell’Era  ”Ho ricevuto il Fr. nuova copertina.. e quelle brutte poesie di di Lugaro e Dell’Era. Bargellini non potrebbe pubblicare solo Betocchi?”.

16 febbraio. ll critico Michele Federico Sciacca nel Pensiero di Bergamo scrive un commento al libro di poesi di Dell’Era “Innocenza”.

 Il 1° aprile inizia a pubblicare  a puntate nell’ Illustrazione ticinese il lungo racconto “Malavalle”, con dedica a G. Zoppi. Le altre puntate usciranno l’8 aprile, il 22 e il 29 aprile e il 5 maggio. Il racconto verrà poi pubblicato nuovamente,con molte varianti rispetto al testo pubblicato nel Canton Ticino, insieme ad altri, nel libro” Malavalle” (1938). Sarà l’inizio di una consuetudine, che si perpetuerà nei  decenni successivi, che vedrà il Nostro pubblicare  le sue poesie ed i suoi racconti prima nel  Canton Ticino, grazie al sostegno di Zoppi, e solo successivamente trovare un editore in Italia.

 Nel Frontespizio, maggio 1933, anno XI,  poesia “Cielo d’Aprile”. Nello stesso numero apre la prima pagina il saggio di Carlo Betocchi "Sulla poesia consolatrice".

 Nel  settembre 1933, anno XI,  la poesia “Egloga di settembre”, nello stesso numero anche G. Papini "Il fondo del sacco", F. Casnati "Peguy cattolico", C. Betocchi "Del riposo serale".

 Nel Frontespizio, novembre 1933, anno XI, pubblica la  poesia “Cielo di sera”.

 Collabora con le riviste: Pro Familia - Eroica - La Festa Il Frontespizio - Rinascimento letterario -Tempo nostro - L’Àvenire d’Italia -Illustrazione Ticinese, ecc.

 Inizia  la collaborazione con Ore in Famiglia,  Almanacco  ticinese illustrato ( Editrice  La Buona Stampa, Lugano).  Anche in questo caso  è Zoppi, il collaboratore  più autorevole dell’editrice cattolica, a promuovere la pubblicazione di racconti del giovane Idilio. Qui pubblica “La leggenda della Madonna di Montenero”“La leggenda della scala” che saranno  poi edite in “Leggende toscane”( 1934).

Tra gli altri collaboratori dell’Almanacco, prima della guerra, troviamo Valerio  Abbondio e Annina Volonterio, due sensibili autori  cattolici ticinesi che instaurano con Idilio un affettuoso rapporto di amicizia, manifestato da reciproche dediche che si perpetueranno anche nell’immediato dopoguerra.

Pubblica a Milano, ed. Pro Familia, il romanzo Il nido sul mandorlo.

Il libro è ben accolto dalla critica, con risalto su diverse riviste nazionali:

 

LA TRADIZIONE
Un giovane come Idilio Dell’Era poniamo scrive un romanzo come « Il Nido sul mandorlo», un romanzo doloroso, scabro, angosciato, pieno di un drammatico senso della vita, un romanzo che malgrado sia opera di un toscano è scritto in lingua, e la nostra stampa zitta! Vien fuori un libro sciocco e uggioso come il «Gianfalco » di Viviani ed ecco le terse pagine dei nostri giornali a sbracciarsi ed imbonire.
PIETRO MIGNOSI

                                  

RIVISTA DI LETTURE
«Il Nido sul mandorlo » scritto con fiorito stile del vivo parlar toscano: descrizione di vita campestre e momenti buoni di sentimento e di poesia, momenti che commuovono. Su tutto un soffio di idealità per la terra che è buona e che dona la pace e la felicità quando si fan tacere le passioni.


RAGGUAGLIO LIBRARIO
« Il Nido sul mandorlo » romanzo costruito. Dà senso cristiano di rinascita, di espiazione, di perdono: la Comunione dei Santi in atto.

 
SCUOLA ITALIANA MODERNA
« Il Nido sul mandorlo». Il Dell’Era può dire di aver combattuto una bella battaglia: non è ancòra un trionfo ma già si accosta a una vittoria, a quella vittoria che gli auguriamo di cuore e che le sue belle autentiche qualità di romanziere già gli assicurano.
FORTUNATO Rizzi

 
L’ITALIA CHE SCRIVE
«Il Nido sul mandorlo». Il racconto di idilio Dell’Era è cosa gentile, fondamentalmente pura, senza quelle smancerie che distinguono i tre quarti dell’odierna produzione che si classifica per cattolica.


STUDIUM
«Il Nido sul mandorlo». Questo romanzo resta un buon tentativo di rifare seriamente il romanzo edificante ed ha notevolissimi pregi di lingua.


ILLUSTRAZIONE TICINESE
«Il Nido sul mandorlo ». E’ un buon romanzo che si svolge parte nella maremma toscana parte nell’incomparabile Siena. Piace sin da principio e poi in tutto il libro il saporoso toscano di questo giovane scrittore: una lingua così aderente al soggetto, così precisa che sembra fissare uomini e cose in una luce straordinariamente viva e limpida.


QUADRIVIO
«Il Nido sul mandorlo». Il Dell’Era ha voluto mettere di fronte nella bella lingua toscana, tre temperamenti di fratelli: il malvagio, il buono e l’abulico che subisce l’influenza del primo che è più forte. Le pagine migliori sono quelle descrittive per cui dall’A, si può attendere qualcosa di più consistente.


IL RINASCIMENTO LETTERARIO
« Il Nido sul mandorlo». L’autore non si sofferma di solito ad inutili indugi ma è preso dall’andatura della narrazione come un buon parlatore toscano che con fiorito ed armonioso discorso ha da condurre un’interessante storia e l’uditorio ascolta e s’incanta perchè la storia è davvero interessante, ma l’attrattiva maggiore non sta tuttavia nelle vicende, bensì nei pregi del narratore.

 

ANNO  1934

 Esce la  prima edizione di “Leggende toscane”, Pro Familia, Milano – libro di narrativa che è arrivato alla undicesima edizione (2010). Anche questa volta l’incoraggiamento di Zoppi, cui il libro è dedicato, (A Giuseppe Zoppi, a me più che fratello e maestro) assume un ruolo decisivo.  Scrive infatti Dell’Era nella presentazione del libro: “ Debbo questo libro al gentile invito del poeta Giuseppe Zoppi al quale riconoscente lo dedico…”.

 Idilio Dell’Era ricordava  ancora nel 1965 “ Imparai ad amare il Ticino al tempo che il povero  Giuseppe Zoppi scriveva appunto ”Leggende ticinesi” e che, infatuato da quella idea, mi commissionò di ricercare e scrivere le Leggende toscane”

 Il 7 aprile su Illustrazione Ticinese compare una recensione di G. Zoppi su “Il nido sul mandorlo” di Idilio Dell’Era. Zoppi non manca di di mettere garbatamente in guardia il giovane Idilio  di fronte al rischio  di una toscanità della lingua non scevra di pericoli e di una eccessiva imitazione di Tozzi.  Zoppi aveva scoperto ed ammirato  precocemente Tozzi leggendo nel 1921 ”Bestie” e  ne aveva tratto ispirazione per scrivere il suo più grande successo: “Il Libro dell’Alpe” (1932).

Nel Frontespizio,  nel maggio 1934, anno XII,  pubblica la poesia “Mattino convalescente” “. Nello stesso numero L. Fallacara "Clemenza", F. Casnati "Lettere di Bloy", C. Bo "Giuochi di Green", C. Betocchi "Poesia di Comi" e altri.

Nel giugno 1934, anno XII,  pubblica la poesia “Soglie lontane”. Nello stesso numero G. Papini "Ingenuità sulla poesia", L. Fallacara le poesie "Indugio" e "Ai confini viventi", C. Bo "Sogni di Betocchi", C. Betocchi "Canto" e "Poesia d'amore", Bargellini "Poesia del dolore" e "La scimmia della natura", Ugo Fasolo "Pensiero della morte" e altri.

 

ANNO 1935  

Pubblica nell’Almanacco Ore in Famiglia “La leggenda di Santa Fina”, già edita in “Leggende toscane”.

 Esce nella rivista Dante (Parigi) di febbraio un piccolo saggio in francese su “Leggende Toscane”, non firmato.

Aprile. Sul Frontespizio XIII, appare un saggio su Idilio Dell’Era a firma Arrigo Bugiani “C’era una volta nei tempi passati”, in cui  lo scrittore maremmano presenta il nuovo poeta che non ha ancora conosciuto. Scrive Bugiani:” Una volta gli scrissi delle insolenze perché in un panorama letterario mi citò a sproposito fra gli scrittori toscani; lui mi rispose da porta Camollìa[10]   con una dedica tutta cuore nel frontespizio del suo “Il Nido sul mandorlo.” Questa insolita apertura del cuore da parte del mite don Martino che, come Siena, “apre prima della porta il cuore”, mutò l’atteggiamento prevenuto di Bugiani che scrive:”Allora domato – scrive Bugiani - lessi con più frequenza le poesie che apparivano qua e là e presi in tal modo contatto con questo poeta che avevo fin allora scansato”. Bugiani commenta favorevolmente il libro “Leggende toscane” di Idilio Dell’Era: “Il lavoro regge la concorrenza con le più belle edizioni… averle raccolte e controllate e aver dato loro lo schietto linguaggio della nascita, è cosa di molto merito”. L’articolista si permette di dare anche un consiglio: “Nelle edizioni imminenti Idilio Dell’Era farà bene però (e glielo direi anche se avessi l’avventura di parlarci) [11] a soppiantare con altre leggende che saprà trovare, gli ultimi tre o quattro racconti burleschi che hanno essi pure il segno pregiato della sua arte, ma non si addicono a tutto l’insieme del libro”.

  Sembra che dell’Era abbia accolto i suggerimenti dello scrittore maremmano perché la seconda edizione, 1941, uscirà rivista e accresciuta.

E’ la volta de “Il verziere dell'imperatore”, romanzo storico, ed. Rizzoli, Milano- Roma ( 1935). L'opera, con molte illustrazioni a piena pagina fuori testo e nel testo, è dedicata al Provveditore del Monte dei Paschi, Alfredo Bruchi, ed è ambientato nelle campagne senesi..

Pubblica la prefazione al libro di Augusto Ricci,  – La rocca degli ardengheschi: Saggio storico su Civitella Marittima.” (Grosseto).

Pubblica su La Tradizione-suppl.maggio-giugno-Lumi, Quaderni di prose e di poesia, le liriche “Crepuscolo” e “Sudore umano” che verranno edite in “Poesie Giovanili” (1941).

Pubblica nella rivista L’Orto,  fasc. 4/5 (luglio-agosto),  la poesia “Mattino di festa”.

Il 14 dicembre pubblica su l’Illustrazione ticinese il racconto “Il questore indulgente” che verrà poi pubblicato nel libro di racconti “Il Melagrano cantò”(1938). La rivista ticinese è da quasi un anno diretta da Aldo Patocchi ( lo sarà fino al 1979), ex allievo di Zoppi al Liceo di Lugano  e uno dei più famosi xilografi che collaborarono  dal 1925 con L’Eroica  di Cozzani

 

ANNO 1936

 Pubblica nell’ Almanaccco Ore in Famiglia “La leggenda della Madonna della carità”, edita in “Leggende toscane”.

  E’ incaricato di dirigere la collana Vite dei Santi edita da Cantagalli di Siena,  dando un grande,   personale,  contributo artistico all’agiografia cattolica. Collaborano Piero Bargellini, Carlo Betocchi, Carlo Bo,   Augusto Hermet, Rodolfo Paoli, Rina Maura Pierazzi, Roberto Weis. La prima pubblicazione della collana è  il “San Tommaso d'Aquino” di J. Maritain.

Esce la 1° edizione del romanzo Il cuore sotto la frana”, Roma A.V.E.

Pubblica il libro di poesia: “Stagione mattutina”,Lanciano, Carabba:  sessantanove composizioni poetiche, con la dedica “A Giorgio Umani/Poeta di alto volo” che verrà edita anche con il titolo “Tenerezza” , Lanciano, Carabba,( 1936).

  Nel numero di marzo  pubblica tre recensioni nella rubrica Arcolaio agiografico del Frontespizio, anno° XIV. L’Arcolaio è una rubrica in cui idilio Dell’Era si prende il compito di recensire libri sui Santi. In questa pagina si parla di alcuni libri sulla Liturgia cattolica “Il pane sotto la neve”, 1935 ed altri; “Le lettere” di S. Girolamo, ed. Cantagalli e  un libro su S. Caterina de Ricci di G. Bertini, ed. Fiorentina, 1935.

  Maggio. Pubblica nella rubrica Arcolaio agiografico del Frontespizio, anno° XIV due articoli: uno sui martiri certosini con incipit: “Gli anacoreti dei primi tempi cristiani…”  ed il secondo una recensione del libro “La certosa di Londra e i suoi martiri”, 1936.

  Luglio. Sempre nella rubrica Arcolaio agiografico, recensisce di P. Barbaini “Celestino Quinto anacoreta e Papa”, La Prora, Mi, 1936, di L.M. Personnè, Sisto Quinto, il genio della potenza, Le Monnier, Fi, 1935; di P. Brezzi, Il Cardinale Massaia, A.V.E., Roma, 1936 e di N. Badano, Giosuè Borsi, A.V.E., Roma, 1935

 Novembre. Nell’Arcolaio recensisce gli autori: Loredana- Sarri- Volonterio- Vercesi- Vian.

  Nell’agosto esce su la rivista dell’Azione Cattolica Gioventù Nova un articolo di Dino Bertolotti “Cuori sopra e sotto la frana” sul romanzo di Idilio Dell’Era “Dica chi vuol dire, io confesso di aver sempre preferito agli scrittori complicati (anche se grandi) quelli umili che parlano direttamente al cuore come Idlio Dell’Era…Don Idilio, gli occhi li tiene ben aperti per raccontare ai suoi lettori le meraviglie del suo mondo incantato e sereno.”.

15.08 Pubblica su l’Illustrazione ticinese la poesia “L’estate”

Pubblica su L'Eroica di Cozzani n°  217-218 (settembre-ottobre), le liriche "Punto fermo" e "L'Angelo custode”, edite poi in "Poesie Giovanili" (1941).

19.09 Pubblica su l’Illustrazione ticinese “Viaggio di nozze” novella del libro “ Il melagrano cantò”.

1.10 Articolo di Annina Volonterio intitolato “Idilio Dell’Era: Il cuore sotto la frana”. “Facciamogli festa poiché realmente è un buon romanzo da mettere tra mano alla gioventù, scritto in quella bella lingua toscana che scorre via piano e si gusta con tanto piacere”.

Ormai Idilio continua a raccogliere sinceri consensi nella Svizzera Italiana. Nel novembre del ‘36 il sacerdote scrittore grigionese Felice Menghini scrive nel Giornale del Popolo di Lugano: “Questo giovane e nobilissimo scrittore toscano venne già fatto conoscere nella Svizzera Italiana da Giuseppe Zoppi, suo amico ed ammiratore,  la cui arte, specialmente la poesia ha molto in comune con quella del Dell’Era. Lo Zoppi ha parlato fra  noi dei suoi primi versi e delle sue “Leggende toscane” che, accanto alle “Leggende del Ticino” formano i più bei libri del genere che siano apparsi in questi ultimi anni”.

Sul finire dell’estate gli viene affidata la cura della parrocchia di  Casal di Pari,  “l’orrido loco selvaggio” di cui sarà parroco fino al 1944. Don Martino si dedica con passione alla sua missione pastorale pur continuando a coltivare i suoi interessi culturali. Era stato sempre un desiderio di Idilio di avvicinarsi alla  Siena di Santa Caterina e con la nomina a Casale di Pari il Nostro poteva ormai ritenersi a pieno diritto prete dell’Archidiocesi di Siena.

 

ANNO 1937

 Pubblica nell’Almanacco Ore in Famiglia la leggenda “La statua del Re” altrove inedita.

Nella rivista  Popolo di Calabria, anno V, n° 1, del 4 gennaio. compare un articolo di Paolo Apostoliti “Tre autori: Mignosi, Dell’Era, Gallian”.

Nel marzo pubblica sul periodico La Rassegna Nazionale (pag. 168-169) le poesie “Alla francescana povertà” e “Alla quotidiana pena” che verranno pubblicate ne “L’orma del Poverello” (1939).

 Esce ne L’eco della stampa un articolo di G. Periti su “Il cuore sotto la frana”. Delle vicende narrate balza evidente il valore etico, di ogni azione che i personaggi compiono, e pregio dell’autore è ricavarne vivo mezzo di lotta contro il modernissimo meno sano, dilagante una decina d’anni fa anche in Italia. Libro antidoto della letteratura scollacciata ora non più in voga”.

Pubblica il 10 luglio su l’Illustrazione ticinese “Il mugnaio”, “racconto di maremma”, con dedica a G. Zoppi. Il racconto sarà riedito nel libro “Malavalle” (1938). Sulla stessa rivista è pubblicata il 30 dicembre la novella “La croce nella cerreta” che farà parte successivamente (1938) del libro “il Melagrano cantò”.

Pubblica nell’ L’Eroica (luglio –agosto)  Motivo di canto due liriche “Lascia” (edita in Tenerezza 1936 con il titolo “Umana sorte” ) e “Quando la sera”,  edita in Poesie giovanili (1941).

Pubblica ne La Tradizione (settembre-ottobre) il necrologio per l’amico Pietro Mignosi: Come conobbi Mignosi,  con riconoscenza e rimpianto per non averlo mai avvicinato,  perché, scrive Dell’Era,  “Fu il primo a tendermi la mano come editore,  il primo che volle darmi la gioia di lanciare le mie liriche d’Innocenza”. (Il libro fu pubblicato infatti con La Tradizione Editrice,  Palermo nel 1932).

Novembre-Dicembre pubblica su La Rassegna Nazionale (pag.662) le poesie “Inerzia di stagione” e “Vita in disparte” che pubblicherà in “Poesie Giovanili”, la prima col titolo “Risveglio”  e la seconda col titolo “Non chiedo alla sorte”.

 

ANNO 1938

 

Pubblica nell’Almanacco Ore in famiglia la leggenda “Il paese del gallo”dedicata a Valerio Abbondio, edita anche in “Leggende toscane” e “Il galeotto”, novella de “Il melagrano cantò”, con dedica ad Annina Volonterio.

Pubblica ne La Tradizione (gennaio-febbraio),  la lirica “Alla mia terra”. Verrà edita nel 1939,   ne “L’orma del Poverello”.

Pubblica su La Rassegna Nazionale di Gennaio (p. 18) le poesie “Oltre la soglia” e “Contrada marina”. Quest’ultima verrà pubblicata anche ne  “L’orma del Poverello” (1939).

29.01 Pubblica su l’ Illustrazione ticinese “Sera d’inverno” “racconto di maremma”, poi pubblicato ne “La ghirlanda dei sette fiori” (1944).

Pubblica su La Tradizione (marzo-aprile) le liriche “Occhi e sorrisi” e “(Tu ritorni) dolcezza”. Verranno edite in Poesie Giovanili” (1941)

22.05 Pubblica su la rivista La Festa, sotto la direzione letteraria di Giovanni Papini, la poesia “Alla Vergine Maria”: “Mi vestirai di Rondini e di fiori…” che verrà edita ne “L’orma del Poverello” (1939).

Pubblica su La Rassegna Nazionale (settembre-ottobre) le poesie “Pastore di sogni”, inedita altrove; “Sera di chiaro vento” (edita ne “L’orma del Poverello”) e “Pianure” (edita in “Poesie giovanili”).

Pubblica  a Siena Abele”  con l’Editore Cantagalli,   agiografia e  Malavalle - Racconti di Maremma” a Torino,Ed. A.B.C.

Pubblica inoltre il libro di novelle “Il melagrano cantò "- Roma Ist. Ed. S. Michele,  Messaggero S.A. Padova.

 Novembre. Pubblica nel Fontespizio n° 11, anno XVII, la recensione del libro “Il grande dimenticato”, Queriniano, Brescia, 1938. Il libro tratta di “un’umile religiosa dell’ordine di S. Francesco di Sales, che da vent’anni  è inchiodata a letto da una terribile osteite, la quale tiene immobile il suo già disfatto organismo”. p.715. Dell’Era, nella premessa, si scusa per non aver scritto su altri, con queste parole: “A voler essere sinceri, bisogna pur dire che l’anno di grazia 1938 è stato magro d’agiografia. E “l’articolista” s’è beccato la taccia di fedigrafo da parte di qualcuno. Perfino il Direttore del Frontespizio, può darsi che abbia pensato parecchio male di lui: perlomeno prevalendo l’indulgenza, deve averlo battezzato per un uomo distratto e poltrone… D’altronde di libri significativi n’escono, fra sì e no, tre o quattro l’anno. E quando valga la pena di parlarne l’articolista, da povero figliolo, disimpegna il suo compito con quella felicità con cui lo ha assunto.”

  Effettivamente il 17 febbraio Bargellini aveva scritto al nostro una dura lettera, intestata Frontespizio, in cui rimbrottava così il povero Dell’Era: “  Caro Idilio, finalmente ti sei fatto vivo! Ero arrabbiato con te. Mi hai fatto fare certe figure con l’Arcolaio fermo! Non posso dire neppure di rifarmi col tuo Abele, se no farei la parte del Caino.”[12]

  Nello stesso numero Francesco Fuschini recensisce "Abele" di Idilio Dell'Era (p. 714),  iniziando con queste parole: “ A precise altezze del cuore rispondono le nostre opere: e la loro natura rivela spesso le condizioni dell’invisibile origine.  Questa prosa di Idilio Dell’Era (Abele, Cantagalli, Siena) nasce i posizioni di innocenza fluviale; risponde a quello stato remoto al quale le cose e i fatti giungono come essenze, deposta la spoglia caduca…fuori dai tempi imposti dalla vicenda, s’incontrano vertici di poesia e intuizioni impensate”.”

  La rubrica Arcolaio agiografico continuerà sul Frontespizio fino al secondo semestre del 1940.

12.06 Pubblica su Il Meridiano Cattolico la prosa “Col giglio in mano”.

23.07 Pubblica su l’ Illustrazione ticinese “Mietitura” che verrà pubblicato anche in “La strada senza stelle” ( 1941).

10.08 Pubblica su L’Avvenire di Roma il racconto “Una bestia nel convento” che anticipa il romanzo “La vendetta del fuoco”.

18. 08 Esce un articolo di critica di A. Toniolo su “Abele”

ne Il Gazzettino di Venezia.

Sett-Ottobre Pubblica in La Rassegna nazionale le poesie “Pastore di sogni” non edita altrove e “Festa di chiaro vento”  edita col titolo “Sera di chiaro vento” ne “L’orma del Poverello” e “Pianure” che sarà edita in “Tenerezza” 1940..

16.10  Esce su La voce di Mantova un saggio critico di Gino Striuli su “Abele”.

6.11. Esce sul Corriere della Stampa, estratto da Corriere Padano un nuovo articolo su “Abele”.

Pubblica su La Tradizione (settembre –dicembre) la lirica “Fanciulla al fonte”; nello stesso numero della rivista Giannino Acquaviva scrive un articolo su Dell’Era e la sua poesia: “Dell’Era è nato per cantare”.

 In novembre pubblica su Meridiano di Roma: l'Italia letteraria, artistica, scientifica le poesie Canti di ragazze innamorate”  n.40 (2 nov.1938), p.7  e “Vendemmiatrici” n.45 (6 nov.1938), p.7

 

ANNO 1939

 Pubblica nell’Almanacco illustrato ticinese Ore in  Famiglia “L’uomo e il diavolo” dedicato a G. Zoppi e “La leggenda di San Lorenzo”, dedicata ad Annina Volonterio, edite in “Bimbi, leggende e Santi” (1943).

In gennaio pubblica su la rivista La Rassegna Nazionale le poesie “Acqua di Monte” che verrà edita in “Tenerezza” seconda edizione (1940) con aggiunte e “Cerchio d’ombra” edita poi in “Poesie giovanili” (Padova 1941).

In febbraio pubblica nella stessa rivista “Graziella” presente nel manoscritto “Tenerezza” al n° 37.

12.03. Pubblica la lirica “L’esclusa”sul Meridiano di Roma: Anno IV, n.10(12 mar.1939),p.7.

 Pubblica su La Tradizione (marzo-aprile) la lirica “Canzonetta del nascituro”. Verrà edita in Tenerezza” (1940),  col titolo “Mammina bruna”.

Maggio: pubblica su La Tradizione la poesia “Sidonia”, presente nel manoscritto “Tenerezza” al n° 38.

Luglio: pubblica, sempre su La Tradizione, le liriche “Occhi Belli”, “Attesa” e “Ora incerta”, inedite non presenti nei manoscritti.

Pubblica,  con le ediz. Il Messaggero di S.Antonio, la raccolta di poesie “L’orma del poverello”,  dedicata a S. Francesco,  con 38 liriche.

21.12. Esce un giudizio lusinghiero su “Abele”su L’Osservatore Romano di Tommaso Piatti:  “Ecco qui un vero e suggestivo poema a cui non manca per essere tale,  almeno secondo l’appellazione passatista,  che il vincolo del ritmo; ma è tutta pura sostanza epica e lirica versata in una fluida onda dell’eloquio più puro,  allo stesso tempo,  toscano e italianissimo aristocratico e popolare. Bisogna rifarsi alla solennità ieratica dell’”Inno ai Patriarchi» leopardiano,  per gustare tutta la bellezza di questa prosa agile,  viva,  che riflette lo splendore del cielo diurno e notturno e le visioni verdi della solitaria vita primitiva,  in tutt’altro senso,  veramente sapidamente biblico e cristiano.”

31/12/1939 . Pubblica su "Il Popolo di Siena", settimanale  della Curia senese del tempo, la prima puntata del romanzo "Il verziere dell'Imperatore”, già uscito in prima edizione nel 1935. La pubblicazione proseguirà per 50 puntate, fino al 19 0ttobre 1941, data in cui compare l'ultima puntata .

 

ANNO 1940

 Pubblica nell’Almanacco “Ore in famiglia” il racconto “La bella toscanina” dedicato a G. Zoppi  (nello stesso numero Annino Volonterio pubblica un racconto dedicato “a Idilio Dell’Era cantore della sua terra”).

Pubblica sul Meridiano di Roma del 28 gennaio la lirica “Lontananza” e la poesia “La veglia” il 18 febbraio.

Pubblica Tenerezza, (seconda edizione) ancora presso l’editore. Carabba,  con 25 nuove composizioni.

Maggio: pubblica ne La Rassegna Nazionale le liriche “Quel che dicevi” pubblicata anche nella raccolta “Tenerezza” e “Non hai più peso”, edita anch’essa  in “Tenerezza” col titolo “Non agogno” e presente nei manoscritti, al n° 15.

Il Critico Aldo Capasso scrive un saggio sulla raccolta “Tenerezza”di Dell’Era “Il personaggio poetico ( che non è detto ovviamente coincida con la personalità ‘empirica’, reale, dell’Autore) ha talora accenti di amore dolcissimi, caratterizzati da quella sua “Tenerezza” che nasce dal gradimento stesso, grato e sereno, del mondo sensibile”.

 Il critico  Ugo Fasolo, già collaboratore del Frontespizio,  ne  Il sentiero dell’Arte scrive: L’immagine che da molto tempo ho in me di Idilio Dell’Era non è ancora confermata da elementi visivi: è venuta a me solo dalla conoscenza della sua poesia, quindi fisicamente indefinita, tutta ideale. Fin dagli inizi è stata formata e poi si è nutrita degli elementi stessi costituenti la sua opera: la luce di un’inconsunta fanciullezza, di un cuore attento,  serenamente semplice, di occhi sorridenti a una corona di cose candide e tenui come la dolce umiltà dei primi fiori del prato […] Dall’inizio ad oggi l’opera di Idilio Dell’Era ci rivela il suo valore e il suo dono. Nel nostro tempo incerto e tormentato, in questi tempi tesi e accesi senza requie, la sua voce ha la forza di apparire e di mantenersi semplice e lieve, senza cedere a lusinghe e a timori, Ce ne viene un senso di chiara confidenza, un dono vivo d’amore che è il dono della bontà vera”.

17.03.  Pubblica la lirica “Ella di sera non è più terrena” su il Meridiano di Roma, Anno V, n.11(17 mar.1940),p.7.

  5.08 Pubblica su l’ Illustrazione ticinese il racconto “La miniera” non edito altrove.

Agosto-Settembre,  pubblica ne L’Eroica di Cozzani,  anno XXIX-XXX,  n° 264-265 Uno che canta, tre poesie: “Paesino”,  “Giovinetta” e  “Spinalba” che erano già state edite in Tenerezza” .

Termina l’avventura del Frontespizio con la cessazione della pubblicazione.

Pubblica “Sconclusioni di un imbecille”, Padova,  Fiorenza Editore, Stabilimento Tipografico editoriale Salmin. La pubblicazione di appena 12, che si presenta come un libercolo, è in realtà un atto di accusa ben ponderato contro l’editoria del suo  tempo.

 

ANNO 1941

 11.01 Pubblica su l’Illustrazione ticinese il racconto “Contrabbando”. Verrà edito nel libro di novelle “La ghirlanda dei sette fiori”  (1944).

 Il sette febbraio a Kukes, in Albania, muore, “trucidato in una barbara imboscata”, il fratello Secondo che si trovava in guerra.

  Nel ricordo, viene scritto da Don Martino: “Su la tua tomba lontana/né un fiore pose la madre tua/né il padre, né la sposa/né i figlioletti, né i fratelli/ e le sorelle amate/ma da lungi la prece ti accompagni/al Regno dei buoni”.

 Idilio Dell’Era dedicherà alla memoria del fratello anche la prima delle prose del libro “Colori di stagioni e di paesi” (1944), dal titolo “Ritorno”, carica di intensa commozione, che recita:

Ritornare al nostro regno, fratello, fra l’odore di pasture e di bestiami. Il viso del cielo si illuminerebbe sopra di noi come un incendio. E ogni cosa, fatta favilla dentro l’anima mia, canterebbe le rime del sole. Altro per me non rimane che il ricordo come in fondo al tuo pozzo il brulichio biondo delle stelle a notte.

 Rammentar le giornate stese dentro l’oro dei maggesi in fiore.

 E la dolcezza delle sere vegliate assieme, quand’era un profumo di fieni la terra che si attaccava nel cuore e ci rimaneva tutta la notte.

 L’attesa della cena dentro le stalle mentre i giovenchi, affondando le zampe nello strame, ci guardavano con la tonda luce degli occhi dentro la nerezza dei quali era cascato un pezzo di tramonto e di sodaglia.

 Il mastichìo soffice nel tepore dei fiati odorosi di lupinella.

 La nostra cena fiorita degli occhi della mamma col lume, come un cuore sulla tovaglia bianca.

  La cena dei poveri che si vogliono bene d’attorrno al babbo che ha il volto crepato di vento e di fatica. La brocca panciuta sulla tavola, le cipolle nuove sgusciate dalle donne al fontanile dell’orto: il fiasco svestito, con un po’ di muffa, e il ciondolare stanco delle teste, mentre le parole sempre più rade bisbigliano nel buio, come baci di morenti.

 Felice te, fratello, che rimanesti a capo della tribù dei nostri più piccoli scalzi. Quando mi sorgi davanti con la tua faccia battuta di luce, mi sembri un re dimenticato. E voi cresciuti nel sole come le spighe! Le vostre parole son grandinate di gemme, o fratelli. Eccolo il vostro emigrato che torna. Ha pestate le vene, ha consumato gli occhi sulle sporche righe dei libri: fategli posto perché vuol ritornare lo spensierato, scalzo ragazzo che piglia a morsi la sua mezza luna di pane casalingo, ed è più contento di un principe se beve un bicchiere del vostro vino pretto di colma allegria, se risalta su i puledri come una volta, se ritorna l’amico delle creature dei campi. Ma ecco, mi viene incontro il vecchio cane: i suoi orecchi morvidi son due riccioli lanosi e incanutiti che io stringo come le gote di una persona amica.

  Dentro la cenere rossa dei suoi occhi vedo spento il mio passato. “

27.04. Pubblica le poesie: “Risveglio” “Dileguarsi” “Speranza”Lontananza” sul Meridiano di Roma,: Anno 6, n.17, p.7

Scrive la prefazione al libro di Angela Sorgato “Alba nuziale”, 2° ed.

Pubblica “Il canto della zolla”,   racconti illustrazioni di M. Battigelli – SEI Torino,  con una dedica: “Alla memoria di Ferdinando Paolieri”.

 Escono le  seconde  edizioni delle Leggende toscane”- Padova – 1941,  con la prefazione dell’amico ticinese Giuseppe Zoppi (Locarno – Monti – Settembre 1941) e de Il nido sul mandorlo”: Padova – 1941.

Pubblica la raccolta “Poesie giovanili” con prefazione di Angelo Gatti – Padova,  una raccolta antologica,  con  37 nuove liriche.

Pubblica inoltre “La strada senza stelle: Novelle - Milano – 1941, Tip. U. Ma (2° ed.).

25.10. Pubblica su l’ Illustrazione ticinese il racconto “La morte sul ramo” non edito altrove.

11.05. Pubblica sul Meridiano di Roma, Anno 6, n.19 p.7” la poesia “Di un mattino di primavera” edito in “Poesie giovanili” dello stesso anno.

 

ANNO 1942

21.02. Civiltà Cattolica pubblica una presentazione non firmata di Poesie Giovanili”,   che recita: “Sono poesie di delicatissima vena,  ispirate prevalentemente dalla natura. Un vivo senso di novità e di freschezza è nell’espressione. La poesia di Idillio Dell’Era,  letta,  sa elevare,  perché in se stessa è un continuo elevarsi dalle creature a Dio. Poche volte ci è capitato di leggere,  in questi ultimi tempi,  cose così belle,  così caste,  così schiettamente sentite. Questo poeta,  è un modello di ciò che possa ottenere un giusto senso della modernità,  senza ripudiare le forme tradizionali della nostra metrica”.

23.06.La rivista L’Ora di Palermo pubblica un articolo di Enrico Cordile “Esame di Poesia” in cui scrive: ”ci troviamo dinanzi a tre poeti, dei nostri migliori vivi: Corrado Govoni, Vincenzo Cardarelli e Idilio Dell’Era…”.

L’Eroica di Cozzani dedica i numeri della rivista  di ott-nov.-dic. n° 290-291-292 a Bruno da Osimo (Luigi Marsili),  xilografo di talento della nuova generazione, che diventerà nel dopoguerra fraterno amico di Idilio Dell’Era,  con ex-libris,  tavole fuori testo,  legni incisi,  di prevalente rappresentazione religiosa: “La predica di S.Francesco”,  “Le creature del Signore”,  “L’albero di S.Francesco”,  “L’albero di S.Chiara”,  “Il protomonastero delle clarisse”,  “La passione”,  “L’infermeria di S.Chiara”,  “La Madonna di Loreto”…

Esce a Padova la 2° edizione del romanzo Il cuore sotto la frana” con la  dedica “A Paolo Arcari con rinnovato affetto questo romanzo della terra che egli ama”.

17.10. Pubblica su l’Illustrazione ticinese il racconto “L’acqua di S. Anna” non edito altrove.

 Probabilmente a causa dell’aggravarsi degli eventi bellici  e in particolare della situazione italiana si  interrompono i rapporti di collaborazione con fogli  svizzeri.

 

ANNO 1943

 Pubblica:

“Bimbi,  leggende e santi”, Padova, ed. Messaggero di S. Antonio.

“Fiamme di padule”,  racconti, 2° ed.- Padova - (Tip. Di S. Antonio, Ed. Messagero S.A. )

"La vendetta del fuoco". Ed. Áncora.

Tenerezza, Lanciano, ed. Carabba, 3° edizione.

13.06 La rivista Il Meridiano di Roma pubblica un articolo di Rodolfo Macchioni dal titolo “Appunti su Dell’Era”.

 

ANNO 1944

 Pubblica  a Padova la 3°edizione del romanzo“Il nido sul mandorlo.

Il prete poeta continua nella sua missione pastorale nella parrocchia di Casal di Pari anche nei terribili momenti che precedettero e seguirono  il passaggio del fronte.

 Un tempo  che fu segnato tra maggio e giugno del 1944 da uccisioni ad opera dei repubblichini, da una feroce  volontà di rappresaglia delle truppe tedesche, da esecuzioni sommarie da parte di partigiani e, per finire, da violenze delle truppe franco-magrebine. Lo stesso Don Martino il 4 giugno del 1944 fu vittima di un atroce episodio che lo vide fisicamente minacciato di fucilazione  sulla piazza del paese da parte di  residuali bande repubblichine che fortunatamente si contentarono dell’impegno degli abitanti di Casale di Pari di raccogliere una somma a titolo di riscatto.  Il riscatto fu raccolto da alcuni parrocchiani, ma mai ritirato dai repubblichini che non si presentarono a pretenderlo nei giorni successivi. Al tragico episodio assistette  anche la madre di Don Martino. Le testimonianze  dei  familiari più stretti confermano che Idilio dell’Era rimase fortemente scosso dall’episodio e  cadde in una forma di depressione che non si risolse rapidamente, tanto più che con l’arrivo degli Alleati gli episodi tragici non cessarono. La famiglia infatti dovette nascondere nei boschi la nipote Beatrice,ospitata dallo zio in canonica, per sottrarla alle temute violenze dei contingenti magrebini. A Casale di Pari furono infatti fucilati alcuni  soldati  algerini  per gravi atti di violenza.

Il grave episodio e le cieche  violenze  della guerra  saranno  rievocate solo più tardi in alcune poesie e in particolare in “Piazzetta di Maremma”,  straziante poesia datata 1957 e mai pubblicata dal poeta.

Piazzetta di Maremma, alla rozza aria

di bosco, io me rivedo inerme

le spalle al muro, a te aderente come

a domandare aiuto e il sole a piombo

a crivellarmi il cranio

e l’orda nera degli abbietti, cento

contr’uno, pronti ad aprir fuoco,

ghighe  postribolari, il capo

lurido escremento, che mi tiene

la pistola in bocca e il buio

in tanta estate.

O rossa estate partigiana al largo

del brentalo che schiuma di libeccio

tu garrivi di morti adolescenti

e sulla piazza stramazzava l’eco.

Or nelle notti sopite

del borgo alla rozza aria di bosco,

un angelo scrive a carbone sulla parete:

“Qui uscì dal mitra infame

del fascista predone

incolume un poeta”.

 

ANNO 1946

 Il poeta,  trovatosi in una condizione di disagio materiale e psicologico,  viene ospitato  nel Seminario Arcivescovile di Siena in Piazza San Francesco dove probabilmente si dedica, almeno a tempo parziale, all’insegnamento per i  seminaristi.

Pubblica a Padova le seconde edizioni della raccolta di novelle  “Il melagrano cantò” e del romanzo“ Il  Verziere dell’Imperatore”.

 L’editore Salani di  Firenze pubblica  l’opera agiografica “Santa Caterina da Siena. Il libro è dedicato dall’autore a “Mons. Toccabelli, Arcivescovo di Siena delle glorie di Caterina apostolo innamorato e infaticabile, con affetto di figlio”.

Il 5 maggio viene pubblicato un suo sonetto dedicato a Santa Caterina da Siena, stampato dalla Nobile Contrada dell’Oca in occasione delle annuali celebrazioni cateriniane.

  Idilio Dell’Era ha scritto saltuariamente anche canzoni, che sono state messe in musica da compositori. Anche le parole della Marcia del Palio di Siena, che viene cantato da tutti i senesi, in occasione delle competizioni di Luglio e Agosto, è opera di Idilio Dell’Era. Spartiti musicali non sono stati trovati, salvo questa  Musica a stampa – del pianista Toniutti,  Vittorio:Quattro liriche per canto e pianoforte: Tipografia G.EP. Mignani, Firenze 1946, con Versi di Adriana Brollo Sedan (e di) Idilio Dell'era. Dell’Era è autore del testo “Canzone del grano”. L’originale dello spartito musicale è reperibile presso la Biblioteca Nazionale di Firenze.

 

ANNO 1947

Pubblica a Padova la terza edizione del romanzo “Il cuore sotto la frana”.

 Il 16 Maggio ottiene la residenza dal Comune di Siena. Risulta abitare all’indirizzo Strada di Lecceto 2, nell’Eremo agostiniano di Lecceto, che si trova all’epoca in stato di totale abbandono.[13]

Il 15 agosto riceve dal Ministerio de Inmigracion boliviano l’autorizzazione per l’ingresso nella Bolivia, con tanto di visto di ingresso, per il tramite del consolato boliviano a Roma. Non si conoscono le ragioni di questa richiesta.

 Si estendono le sue amicizie: Nino Salvaneschi, Giorgio Umani,  Angelo Barile. Entra in contatto con  Paul Claudel e con Maritain del quale fa tradurre a Carlo Bo uno dei primi libri per l’editore Cantagalli. Continuano i contatti epistolari con Bargellini e Betocchi.

Si registrano inoltre intensi scambi epistolari con Bruno da Osimo che aveva conosciuto durante una manifestazione in Vaticano  in presenza dell’arcivescovo di Cosenza Mons.Calcara, promotore del premio Cosenza, manifestazione che vide qualche anno più tardi Idilio  protagonista nel bene e nel male.

 

L‘amico ticinese Giuseppe  Zoppi, non ha dimenticato l’amico così provato dalle vicende belliche. Non solo lo accoglie come ospite nella sua  villetta  di Locarno Monti, ma gli apre la porta per collaborare alla  Pagina Letteraria nuovo spazio culturale pubblicato dal Giornale del Popolo. Si rinnova anche la  collaborazione con l’ Illustrazione Ticinese  di Patocchi e con l’Almanacco Ore in famiglia.  Negli anni successivi le pubblicazioni ticinesi assorbiranno gran parte della produzione di poesie e racconti  di Idilio.

Idilio Dell’Era ricorderà più tardi:”E un bel giorno, affumicato

ancora dagli orrori della guerra e perduto quel poco che avevo, mi avventurai sul Lago Maggiore, con un senso di liberazione” “Debbo al mio primo ingressso in Svizzera, che risale al quarantasette, s’io potei guarire dal mal patito. Uscivo, scuro nell’animo e nel volto, dal turbine osceno della guerra, provenivo dai boschi  mitragliati e depelati di maremma dove la guerra partigiana si era accesa di particolare violenza.Il viso degli italiani accennava appena a schiarirsi, sebbene taluni, per essere sopravvissuti, coltivassero eccessive speranze.”

 Inizia proprio nel 1947 la sua intensissima collaborazione con il Giornale del Popolo  di Lugano.

Il Giornale del Popolo (GdP) era diretto da anni da Mons Leber, combattivo esponente del cattolicesimo ticinese  che ne  affidò la Pagina Letteraria al profugo politico  Giancarlo Vigorelli.  Idilio  si trovò subito a collaborare con i vecchi amici Zoppi, Abbondio, Volonterio, ma anche con autori italiani come Piero Chiara, Luigi Santucci, ed i suoi vecchi compagni e amici Bargellini, Papini, Lisi, Cozzani, Casnati.

  Idilio dell’Era debutta sul GdP del 22.10 con la poesia Acqua di monte”,  dedicata “al poeta dell’Alpe G. Zoppi” (già edita in “Tenerezza, 1936 e “Poesie giovanili”,1941) e il 22.10 con “Evasione,  non edita altrove,  con dedica  al poeta Valerio Abbondio.

 Il 31.12 compare sul GdP “Baita alpina”, con dedica al poeta e scrittore ticinese Francesco Chiesa ( poesia che fa parte del manoscritto “Tenerezza  e non edita altrove) e le poesie “Notturno”  e “A un cimitero alpino”, (poesie che fanno parte del manoscritto “Tenerezza” e anch’esse non edite altrove).

 Pubblica sul n° 1 di Terra di Siena,  diretta da Aldo Lusini Centenario Cateriniano”e sul n° 2 “Le jeu des bannieres”.

 

ANNO 1948

 Pubblica Il sarto di Maria” libro agiografico,  Ed. SAS Roma,  Scrive una presentazione per il libro di Vittoria Piccolomini,    

“Il dono di Dio”, Siena 1948.

Il GdP ospita numerose poesie e prose di Idilio dell’Era

15.01. Chiarezza di gennaio”, poesia edita  con il titolo  “Nascere del giorno” in “Già i colori dell’autunno (1956).

25.02 Candore”,  poesia inedita con dedica a  don Alfredo Leber. I gigli di marzo,  prosa già edita in Colori di stagioni e di paesi” (1944).

10.03. “Ulivi”, prosa già edita in “Colori di stagioni e di paesi”(1944).

24.03. “Crescere”, poesia edita successivamente in “Già i colori d’autunno”(1956),  con una variante e  il racconto L’ora nel pozzo.

19.05. Solitudine,  datata “Siena,  maggio 1948”, prosa già edita

16.06. “Messidoro”, prosa. già edita in Colori di stagioni e di   paesi  ( 1944).

06.10. Elogio dell’estate”,  prosa inedita.

01.07. Folclore e fulgore dell’estate”, prosa inedita.

17.11. Paesaggio toscano,  prosa inedita.

15.12. Natale mediterraneo,  prosa inedita datata “Siena,  dicembre 1948”.

01.05 Pubblica su l’ Illustrazione ticinese il saggio“Vocazione per il nord” dedicato al poeta dell’alpe Giuseppe Zoppi.

 “si tenga pure ciascuno i suoi gusti: io sto scoprendo la mia vocazione per il Nord “ “… e questa pulitezza, quest’aria di disciplina che c’impegna con noi e c’è sempre in salita qualcosa da conquistare”.

 Nel'Ottobre del  1948 Idilio  è a Lucerna con Bruno da Osimo.

“Ricordo una settimana trascorsa a Lucerna: era  un ottobre bello  e il lago pareva di cristallo….insieme al povero  Bruno da Osimo, xilografo dimenticato in vita e dopo morto..”

“..Campane di Lucerna sul pallore del lago!...”.

 

ANNO 1949

 Ripubblica nell’Almanacco Ore in famiglia l’articolo “Vocazione per il nord”.

 Idilio manifesta così ripetutamente e  senza remore  la sua intima sintonia non solo con il Canton Ticino, dove ha trovato una calorosa accoglienza, ma  anche con la Svizzera tedesca e romanda che imparerà a conoscere progressivamente grazie a ripetuti soggiorni resi possibili anche dagli introiti originati dalla sue pubblicazioni ticinesi.  Anno dopo anno si ritrova con Bruno da Osimo  a Lugano ed a Lucerna; festeggia il Natale  a Losanna. Qualche anno più tardi viene ospitato alla Rosiaz vicino a Losanna dal poeta Armand Godoy, tiene conferenze alla Dante Alighieri della città sul Lemano, visita la tomba di Rilke  a Raron in Vallese e l’Abbazia di Einsideln non lontano da Zurigo.

  La collaborazione con il GdP si intensifica con la pubblicazione di poesie e prose.

  Per la prima volta un suo lungo articolo intitolato“Tre candori” viene ospitato sulla sinistra della prima pagina del GdP del 14 aprile.  Nell’appassionato testo  Don Martino, ripercorrendo gli orrori della guerra si esprime senza esitazioni contro la disperazione creata da  “la forza vindice della Ragione” e contro il “vento moscovita forse più gelido e tetro di quello che spirava d’oltre Manica” affermando che la sola speranza rimasta sarà l’ ascolto del  Papa  “ perché,  per quanto ci si adoperi ad immeschinire la dignità del Pontificato Romano, il Papa rimane  il dolce Cristo in terra”.

 Gli altri contributi sono pubblicati nella  Pagina Letteraria.

12.01. ”Stagione degli sconfitti,  prosa edita già in “Colori di stagioni e di paesi” con il titolo “Invito all’inverno”.

09.02. “Compagno delle veglie”, testo autobiografico.

03.02. "Quando fra noi e le cose", lirica con dedica a Valerio Abbondio, non presente nei manoscritti e non edita altrove.

09.03. “Paesaggio senese”,  poesia inedita.

23.03. “Portavi negli occhi la tua sera, poesia edita successivamente  in Già i colori dell’autunno”(1956).

06.04. “Padre,  poesia inedita presente nel libro-quaderno manoscritto “Tenerezza”.

06.04. “Il trenino, novella edita nel libro “L’angelo mutilato”.

12.10. “Di un’altra estate, poesia edita  poi in “Già i colori d’autunno”(1956)

26.10. “A un cieco,  poesia inedita  presente nel libro-quaderno “Tenerezza”( n° 1030).  “Presenze”,  poesia inedita presente nel libro-quaderno “Tenerezza” (n° 1056).   “La sorgente”,  poesia inedita presente nel libro-quaderno “Tenerezza”,  con il titolo “La bella fuggente”( n° 1071).

23.11. “Elegia di novembre, prosa inedita.

07.12. “L’Immacolata  e la sua terra “, prosa inedita.

21.12. “Il volto di dicembre, prosa inedita.

Pubblica su l’Illustrazione ticinese le prose “La bellezza sotto i piedi” (5 febbraio ), “Ma gli angeli non dormono” (30 luglio) e “Folklore d’estate”(4 settembre).

 21.11.  Stipula  con la casa  Editrice Ticci il contratto di pubblicazione dell’opera "Guida di Siena Mistica".

 

 Pubblica su Terra di Siena,  n° 1 “Geografia mistica di Siena”.

 

ANNO 1950

 In occasione delle celebrazioni per l’Anno Santo va in treno a Roma insieme agli studenti del Liceo  Scientifico di Siena dove ha probabilmente iniziato l’attività di insegnante di religione.

 Pubblica il libro Guida di Siena mistica,  Siena,  ed.Ticci.

 Pubblica sull’Almanacco Ore in famiglia la novella inedita “Il foco del Romito” presente nei manoscritti ( n° 120, cartella 2 poesie, libro-quaderno 4)

 Pubblica nel GdP:

04.01.  “Infanzia di gennaio”, prosa inedita.

18.01. “La ballata dei fiori,  poesia inedita presente nel libro-quaderno “Tenerezza”( n° 1065).. “Vetta,  poesia edita successivamente in “Già i colori dell’Autunno”(1956).

01.02. “Febbraietto corto ……e benedetto, prosa inedita.

e Ritorno al paese, racconto edito ne “L’angelo mutilato” col titolo “Ritorno”.

15.02.   “Come creavano i vecchi artisti”, prosa inedita

01.03.   Marzo, prosa inedita.. Allodola”, poesia edita successivamente in “Già i colori dell’autunno”  (1956).

29.03. “Assisi-itinerari dell’Anno Santo”, prosa inedita.

12.04. “Al mattino”,  poesia inedita presente nel libro-quaderno “Tenerezza” (n° 1058);  “Amo il pesce d’Aprile”, prosa inedita.

24.05.  “Maggio paesistico, prosa inedita. “Monaco ulivo, poesia edita poi  in “Già i colori dell’autunno”( 1956).

07.06.   Giugno il lirico incantatore”, prosa inedita. “L’uomo di Cirene”, poesia inedita presente nel libro-quaderno “Tenerezza”( n° 1086).

21.06. “ Santa Maria degli Angeli”- itinerari dell’Anno Santo” prosa inedita.

12.08.  I fuochi dell’Assunta, pubblicato sulla  prima pagina del GdP. Prosa inedita, da non confondere con il racconto “I fuochi dell’Assunta” edito ne “Il canto della zolla” (1941), di tutt’altro contenuto.

14.09. Settembre portator di colori, prosa inedita.

 Pubblica  il 4 e il 18 ottobre  nella Pagina Letteraria brevi  ed a volte enigmatiche prose inedite sotto il titolo “ “Prose essenziali”: “Miraggio,  “Sconfitta, Solitudine, “Condanna,  “Sorriso di Caino”,“Colpo di cimosa, “Giardino delle chimere”.

 Appaiono ancora nel GdP:

04.10. “Autunno senese”, prosa inedita.

18.10.  “Angelico ottobre”, prosa inedita.

08.11.   “Colori di novembre, prosa inedita.

22.11. ”San Damiano, prosa inedita. “Il ginepro, poesia edita in “Voci e lamenti” ( 1956).

06.12. Felicità”,  poesia inedita presente nel libro-quaderno “Tenerezza”( n° 1087).

23.12. “Il Ticino e il 25° del GdP,  poesia dedicata da Dell’Era al Ticino e al GdP in occasione del 25esimo del giornale. E’ inedita e  si tratta  di un rifacimento,  per l’occasione,  della poesia “Losanna”  presente nel  manoscritto” Libro dei segni Celesti”.  “Intimità di dicembre, prosa inedita. “Alberi senz’ombra”, poesia inedita presente nel libro-quaderno manoscritto“Tenerezza” (n° 1093).

 15.07. Pubblica su l’Illustrazione ticinese del 21 gennaio e del 15 luglio e la prose inedite ” Autunno in Chianti” e  “Quando le madonne divennero donne” (quaderno manoscritti “Paesaggi mistici”)

  Il 9 aprile è pubblicato l’articolo di Dell’Era: “Sfortuna di un uomo che amava troppo la Libertà” ne La Fiera Letteraria

 n° 5 “Galleria degli scrittori italiani: Federigo Tozzi”,  insieme agli scritti di altri autori dedicati allo scrittore senese.

  Pubblica su Terra di Siena,  n° 4,  “Sant’Antimo”,  dal manoscritto “Paesaggi Mistici”.

 

 ANNO 1951

 L’Azienda autonoma per il Turismo di Siracusa e l’Associazione internazionale di poesia di Roma gli conferiscono, nell’ambito del Premio internazionale di poesia "Siracusa"  il Tetradramma d’argento quale attestato di particolare segnalazione per la sua opera poetica..

 Inizia a scrivere Il Libro  dei Segni Celesti,  opera di poesia che rimarrà inedita. Il manoscritto riporta tuttavia diverse poesie che furono pubblicate  anno dopo anno a Lugano nel Giornale del Popolo

  Pubblica nell’Almanacco “Ore in famiglia” il racconto agiografico “Uno strano professore” e la poesia “A un cardellino” non edita altrove.

Pubblica nel GdP:

03.01. “Effimero il tempo ci estranea,  poesia presente nelle prime strofe del “Il Libro dei Segni Celesti” e non edita altrove. La data è indicativa perché segna l’inizio del quaderno manoscritto LdSC. 

03.01. “La formica del buon Dio, racconto.

17.01. “La basilica di San Francesco”, prosa.

31.01. “Santa Chiara, prosa.

14.02. “E l’angelo scese dal campanile”,  racconto. Il segno nelle mani,  poesia inedita,  non presente nei manoscritti.

28.02. A sorella morte”,  poesia inedita,  non presente nei manoscritti.

14.03. “Notte, poesia edita poi in “Voci e lamenti” (1955).

28.03. “La cenere e l’acqua, prosa inedita.

11.04. Ode per la pace”,  poesia inedita,  presente nel libro quaderno manoscritto “Tenerezza”( n° 1100).

25.04. “Il giglio di aprile”, prosa. Paese”, poesia inedita senz’altro di Idilio Dell’Era,  anche se non firmata. E’ presente nel libro-quaderno manoscritto “Tenerezza” ( °1076).

09.05. “Letizia di Bianco da Siena, prosa inedita presente nel manoscritto “Paesaggi Mistici”.

23.05. A Dio,  Poesia facente parte di Polifonia sacra”,  versi 1-17,   edita in “Voci e lamenti” (1955) in una prima versione alla quale vengono aggiunti altri paragrafi nel 1976. Questa poesia viene pubblicata nuovamente nel GdP il 03.10 con il titolo “Noi diciamo di te”.

31.10. “Il Volto della morte “,  prosa inedita.

14.11. “Come un luccio insegnasse la carità”, racconto, manoscr. n° 17.

28.11. La bisaccia”, poesia non presente nei manoscritti e non firmata. Certi termini stilistici e il modo con cui parla del padre permettono di attribuirla con certezza a Idilio dell’Era.. Odore di terra,  prosa inedita.

12.12. “L’aurora spunterà dal mio deserto”, versi 125/136 facenti parte della poesia Polifonia sacra edita poi in “Voci e lamenti( 1955).

  Pubblica su  Illustrazione Ticinese  del 3 marzo l’articolo “Contrada dei vasai”.

   Il 15 aprile l’Accademia triestina del pensiero e dell’arte gli conferisce il titolo   di Membro d’Onore per insigni meriti letterari e sociali quale riconoscimento e ricordo della Città di S. Giusto. 

Partecipa al Concorso permanente Nazionale Edoardo Garello Editore (Torino), con la raccolta di poesie  "Il Quaderno deluso" e il 2 dicembre riceve l’attestato  per il Primo Premio Assoluto  con Diploma di Merito e Pubblicazione per la categoria Poesia. Purtroppo, non sappiamo per quale motivo,” Il quaderno deluso” non fu più pubblicato e la raccolta da lui inviata non è stata ritrovata nel Fondo dei manoscritti.

  Sappiamo che in una lettera di due mesi dopo, datata 7 Febbraio 1952,  Idilio Dell’Era scriveva all’Editore Edoardo Garello sollecitando il contratto e chiedendo di prendere contatti con  l’artista Bruno da Osimo, amico dello scrittore, per corredare il libro con sue illustrazioni.[14]

18.12 A Genova, gli viene conferito l’attesto “Il Lauro d’onore” al  Premio di poesia "Boccadasse" [15]

 25.12  La Casa editrice Badalamenti di Bergamo, nell’ambito del Concorso nazionale di poesia Natale Poetico 1951 conferisce a Giosè Ceccuzzi il Diploma di segnalazione per aver presentata la lirica "Notte d’inverno”.

 

1952

Pubblica sull’Almanacco Le ore in famiglia la poesia ”Filastrocca dell’Anno Nuovo” inedita e  non presente nei manoscritto e “Parnaso in crisi” saggio sulla crisi della produzione libraria.

  Escono in libreria tre libri:

 “L’angelo mutilato”: novelle con disegni di Gianna Ronchi, Milano, Ed. Op. Naz. Mezzogiorno.

Donne dei poeti” - Milano 1952- Agiografia,  con dedica ad Angela Sorgato: “che in anni lugubri e meschini mi ha ridonato fiducia nella penna”.

“Leggende toscane"- 3° ed S.E.I.,Torino - 1952

Il critico Armando Zamboni scrive un articolo  (conservato nel Fondo Dell’Era) su “Narratori italiani: Papini e Dell’Era”. Crediamo che l’arte di Idilio Dell’Era narratore – scrive -  cioè la sostanziosità più verace della sua arte, consista, appunto, nella virtù, che egli possiede indubbiamente, di far parlare, dietro un interrogatorio, pur giulivo e senza alcun sotterfugio cerebralistico, i suoi uomini e le sue donne, i suoi preti e i suoi ragazzi, mantenendoli sempre fedeli al loro ambiente

Sul romanzo agiografico “Santa Caterina” scrive: “ha saputo infondere al suo libro una grazia singolare di forme e di spiriti; da farne una casa in proprio, un brillante autentico gioiello.”.

Riceve il Premio Agricoltura e Foreste  

Riceve il Premio “Andreina”,  Lucca. [16]

Pubblica nel GdP:

03.01 “La befana dagli occhi sgrilli", prosa inedita.

16.01 “Appennino serafico, prosa inedita. “Immagine del monaco, poesia inedita presente nel libro  manoscritto “Tenerezza” ( n° 118)  con il titolo “Deserto”.

30.01 “Mio padre, prosa per la morte del padre,  poi utilizzata in “Ricordi di fattoria” nel libro La mia Toscana( 1959).

13.02 Sentirsi vivere, prosa.inedita

27.02 Asdrubalino dal polso fermo, racconto non presente nei manoscritti.

12.03 Infanzia”, poesia inedita presente nel libro manoscritto “Tenerezza”  ( n°  207).  Sagra, poesia inedita presente nel libro manoscritto “Tenerezza”  ( n°  168).  “Il Paese scomparso, poesia inedita presente nel libro manoscritto “Tenerezza”( n°  205).  Richiamo", parte della poesia Polifonia sacra,   di “Polifonie di una notte deserta ( 1976) versi 98-113.

26.03 “Il prete di Panzolle" , novella edita  nel 1952 con il titolo “Il curato di Panzolle” ne “L’Angelo mutilato”.  

23.04 Ritorno al paese dell’infanzia, racconto, manoscr. n° 137.

07.05 Fragilità" poesia inedita non presente nei manoscritti. Ciliegio, poesia inedita non presente nei manoscritti.Agrifoglio,  poesia edita poi in “Voci e lamenti”(1955). Melo in fiore”,  poesia edita in “Voci e lamenti”. Maggiolino”, poesia edita in “Già i colori”.

21.05 Malinconia” dei presbiterii, poesia inedita presente nel libro manoscritto “Tenerezza”( n°253).

11.06 Pietà di questi occhi”, poesia inedita presente nel libro manoscritto “Tenerezza”( n°198).

25.06 “Estate nostalgia di pastori, prosa inedita.

05.11 Inquietudine del tempo, prosa inedita.

19.11 Solitudine, poesia edita nel 1955 in “ Voci e lamenti”.

03.12 Il paese del nonno, prosa già edita nel libro di racconti Il canto della zolla  (1941) con il titolo “Mio nonno garibaldino”.

17.12 “La novena, prosa.   “La cascata, poesia edita in “Voci e lamenti”.

31.12 Canzoni di Natale, prosa.

8.09. Riceve il premio letterario “Cosenza”, indetto da “l’Unione Poeti e Scrittori Cattolici Italiani”,  per il libro agiografico: “Lo zingaro di Cristo”, con questa motivazione della giuria: “E’ un profilo delineato abilmente, i fatti sono ricostruiti con vivacità. La lingua ha una freschezza che piace, pur risentendo a volte dell’ambiente toscano in cui vive l’autore. L’efficacia dell’opera per la formazione spirituale del lettore è notevole: la dura e quasi santità di Benedetto Labre è un richiamo vigoroso a quanti nel nostro tempo tentano di presentare e chiedono un cristianesimo conciliante e senza rinunzia”.

 L’assegnazione del premio a Idilio del premio provocherà un astiosa reazione di  Leonida Repaci, straripante intellettuale comunista, organizzatore e presidente nel dopoguerra di  numerosi premi letterari “progressisti”, dopo essere stato al tempo del fascismo deus ex machina del Premio Viareggio.  L’influente  autore calabrese scriverà più tardi  in “Calabria  grande e amara”, un diario degli  anni ’40,’50  e dei  primi ‘60:     “Palmi  1956” “…Caduto in potere del clero di Potenza il (premio) Sila (sic!) vivacchia in una voluta semi oscurità che serve a smorzare gli scandali di certi riconoscimenti, come quello, per esempio ad Idilio Dell’Era un tipo resosi famoso a suo tempo per aver scritto della più grande scrittrice  calabrese degli ultimi cento anni.. “.  Repaci, ormai definitivamente profilato come punta di lancia della cultura militante, rinfacciava violentemente a  Dell’Era una critica negativa scritta nel 1940 dal sacerdote nella rivista ultraconservatrice “Festa” a proposito  di un libro della scrittrice Giovanna Gulli da lui protetta.

  18.09 Muore Giuseppe Zoppi. L’Almanacco Ore in Famiglia e il GdP continueranno a pubblicare postume sue prose e poesie fino agli anni ‘70.

La perdita dell’amico non taglierà i ponti con il Canton Ticino, ma  non sarà come prima. Idilio scriverà nel 1957 ” Or ecco che in questa mia povera casa di campagna la quale si affaccia sulle stradine a sterro che torto reggiano tra i cipressi, io mi ritrovo alle pareti xilografie, ritagliate non so più da quale rivista, di quell’incomparabile maestro che è Aldo Patocchi, i ritratti di Godoy e del povero Zoppi e le foglie d’edera di Reiner Maria Rilke. È un pezzetto di Svizzera,un profumo di alpi che fa bene al mio ricordo”.

 

 

ANNO 1953

 Inizia nell’anno scolastico 1952-53, il suo impegno di lavoro stabile come insegnante di religione presso l’Istituto Magistrale di Siena per 6 ore settimanali di lezione, a seguito di una lettera dell’Arcivescovo di Siena Mario Toccabelli del 29/11/1952 al Preside dell’Istituto Glauco Tozzi, nella quale indica opportuna la nomina  come insegnante di Religione, nella sez. C. del Rev. Don Martino Ceccuzzi che offre le migliori garanzie di cultura, zelo e prudenza” non potendo Don Dino Anichini aumentare le sue ore di insegnamento per la sez. C.

In una nota bibliografica al Preside, Don Martino Ceccuzzi si presenta, con il nome d’arte “Idilio Dell’Era”,  come collaboratore di varie riviste letterarie, Segretario dell’Unione Poeti e Scrittori  Cattolici (Sezione italiana con residenza a Roma), Condirettore di Rinascita Artistica (nella quale pubblica la poesia “Lacrime” e due prose: “Gli esclusi” e “Aria di soffitta”), collaboratore dell’Italia di Milano, L’Avvenire d’Italia, Il Quotidiano, Ecclesia, Il Nostro Tempo ecc.”.

 Il 7 Aprile riceve il premio letterario “Lido di Camaiore” 1952-53.

 Pubblica: La libreria Piccolomini nel Duomo di Siena",  Siena.

Il sarto di Maria",  -Agiografia (2° ed.).

Lo zingaro di Cristo", Ediz. Paoline, Alba (Cuneo), Agiografia.

 L’Almanacco Ore in famiglia pubblica la poesia “Melo in fiore” già pubblicata nel GdP  del 17 Maggio 1952 e “Aprile”, che sarà  successivamente pubblicata nel GdP.

 

Pubblica nel GdP:

14.01 Foglie rosse", poesia  presente nel  LdSC,  che verrà edita in Voci e lamenti(1955) con il titolo “Novembre”. La poesia è parte di Polifonia Sacra”(1955) 177-186; capoverso: “Foglie rosse! Sono embrici,  Signore”.

28.01 “Chiara anima della neve", poesia inedita,  non presente nei manoscritti.

11.02 Lamento dell’albero secco", poesia edita in “Voci e lamenti”.

23.02 “L’ombra del romitaggio", poesia inedita presente nel libro-quaderno manoscritto “Tenerezza”( n° 79)  col titolo “Lettera dal romitaggio”.

11.03 Camaldoli"  Appennino serafico, prosa inedita.

25.03 “Cristo nottuno", prosa inedita.

08.04 “Trattoria di paese", prosa inedita.

22.04 Fattoria di Toscana", prosa inedita.  “Gladiolo", poesia  senza firma presente nel  LdSC,  con il titolo “Al gladiolo”.

20.05 “Giorno terreno" , poesia poi edita con una variante in “Già i colori dell’autunno” (1956).

02.06 Canto della rosa non colta" , poesia  presente nel  LdSC,  edita in Voci e lamenti” (1955).

17.06 Cori di eremiti" , poesia inedita presente nel libro- quaderno ” Tenerezza”(n°247).

01.07  “Sorella Chiara” prosa agiografica inedita.

07.10 Il treccolone", prosa successivamente  edita in  “La mia Toscana (p. 247).

21.10 La preghiera più bella" prosa inedita.

04.11 Il vetturino", prosa  anch’essa edita in “La mia Toscana (p. 242).

02.12 Ville di Toscana" , prosa edita con il titolo “La storia delle ville”  in “La mia Toscana”( p. 55).

16.12 Ricordo della villa, prosa edita ne “La mia Toscana”  con il titolo “Uno strano inglese”.

30.12.La Marchesa il cocchiere e l’ombrello “, racconto  inedito

 Pubblica in L’Avvenire d’Italia del 1 maggio il saggio “Il poeta Arcivescovo”.

 Sull’ Illustrazione ticinese pubblica il primo maggio la prosa: “ La qualità del Sodoma, l’incostanza  e il 24 ottobre il racconto

L’incantatore di volpi  “ ambedue  non editi altrove.

 09.08 La Zagara: mensile di lettere scienze e arti, Concorso nazionale di poesia "Città di Reggio Calabria", gli  conferisce il Diploma attestante la segnalazione nell’ambito della 5° edizione del Premio.

 

ANNO 1954

 E’ nominato Segretario dell’Unione Poeti e Scrittori Cattolici (sez. italiana con sede a Roma) e Condirettore di Rinascita artistica. Collabora con numerose riviste letterarie: L’Italia di Milano, L’Avvenire d’Italia, Il Quotidiano, Ecclesia, Il nostro tempo ed altre.

Partecipa, come componente della giuria  del premio letterario “Città di Cosenza” indetto dalla Unione Poeti e Scrittori Cattolici di cui  è segretario. La giuria è composta inoltre da  Lionello Fiumi, Giuseppe Carrieri, Vito Galati, Giuseppe Vairo, Eugenio Serravalle, Serafino Sprovieri, Pietro Piciullo, Direttore di Rinascita artistica, organo ufficiale dell’E.P.S.C.I., e Giovanni Mazzuoli, Direttore di Controvento.

 Pubblica  il romanzo agiografico “Il volto di Caino”  2° ediz., Paoline, Roma (la 1° ed. con Cantagalli, era titolato Abele),.

 Presenta la raccolta di poesie “Voci e lamenti “ con la  Prefazione di Ugo Fasolo. L’opera è classificata prima ex aequo al premio nazionale di poesia Kursaal- Egle Michelangeli 1954,  e  sarà pubblicata dalle Edizioni Kursaal  (Milano) nel  luglio del 1955.

 Nel GdP escono gli scritti:

13.01 “I vecchi"   poesia presente nel LdSC,  sarà poi pubblicata in “Già i colori d’autunno ( 1956).

27.01. Le tue mani”, poesia presente nel  manoscritto LdSC.

10.02 “Bambine", poesia inedita non presente nei manoscritti.

24.02 “Suono d’acque", poesia inedita non presente nei manoscritti.

10.03 “Alla luna" ,  poesia inedita non presente nei manoscritti.

24.03 “Notte, poesia presente in varie versioni nel LdSC,edita poi con il titolo “Non è dato” in  “Già i colori dell’Autunno”.  “Vento di marzo", pubblicato anch’essa in “Già i colori dell’autunno”.

07.04 Aprile" , poesia inedita non presente nei manoscritti.

21.04 Melo in fiore",  poesia da non confondersi con quella pubblicata nel GdP il 7/5/1952 con lo stesso titolo, ma  con testo diverso,  presente nel libro manoscritto “Tenerezza.

05.05 Paese toscano, prosa edita come incipit a  La mia Toscana”.  (1959 ). Prugno" , edita poi in “Già i colori dell’autunno”.

19.05 “Ribolla", poesia inedita, scritta per la  strage del 4 maggio 1954 che costò la vita a 43 minatori di Ribolla (GR). Edita successivamente in “ Voci e lamenti” con il titolo

Lamento dell’estinta madre del minatore”.   “Pioppo",  poesia presente nel LdSC,  poi edita in “Voci e lamenti”( 1955).

02.06 Cattedrale",  poesia presente nel LdSC.

16.06 “Paesaggio medioevale", prosa inedita.Villereccia" , poesia non firmata. E’ inedita e non presente nei manoscritti,  ma si può attribuire a Dell’Era.

01.07 “Il mese spigolatore, prosa inedita.  La nonnina, poesia non firmata. E’ inedita e non presente nei manoscritti,  ma si può attribuire a Dell’Era.

06.10 “Carbonaie", racconto inedito.

20.10 “Paesaggio senese",  poesia già pubblicata nel GdP il 9 marzo 1949.

03.11 “Canto di giovinetta morta",  poesia  edita con il titolo “Voce di adolescente defunta” in “Voci e Lamenti”.

29.12 Città mistiche" ,  prosa inedita.

 Pubblica su Terra di Siena n° 1La Pieve di Ponte allo Spino” facente parte del manoscritto “Paesaggi Mistici” con il titolo “Visita alla pieve della Montagnola”  e sul n°3 ”La Leggenda di Malamerenda”. 

 Pubblica sull’ Illustrazione Ticinese le prose:

Il figurinario, ma attenzione al cattivo gusto “ testo  che verrà riutilizzato  ne “La mia Toscana” (1959 ).

L’anello del luccio “ che era già stato pubblicato nel GdP del 14.11.1951 con il titolo “Come un luccio insegnasse la carità”.

 

 

1955

 Esce la seconda edizione dell’ agiografia “Santa Caterina da Siena (Firenze).

 05.05 In Auditorium- mensile di cultura e informazione pubblica “L’arte di Gaetano Marinelli”.

 Pubblica su Terra di Siena n° 2 “Il castello di Belcaro”.

  Pubblica nel GdP:

26.01  "Il mare di Pisa"  prosa poi edita ne “La mia Toscana”.

23.02 “L’uomo di Cirene”,  poesia già edita nel GdP del 7giugno1950.

01.06  “Aforismi presenti senza titolo nell’incipit del LdSC.

15.06  “Montreux poesia presente nel LdSC ( n° 45).

23.11 ” Trattoria di paese”, prosa inedita.

21.12 “Casentino serafico e leggendario”, prosa inedita. E’ presente nei manoscritti,  in Cartella n° 2,  libro-quaderno 6,  n° 238.

 Pubblica nell’Almanacco Ore in famiglia le liriche “Acqua di vena alpina” già pubblicata nel GdP del 1.07.1953; “Le bisce d’oro” inedita; “Quando fanciullo”, dalla raccolta manoscritta LdSC; “Maggiolino” e “Prugno” già pubblicate rispettivamente nel GdP del 7 maggio 1952 e   del 5 Maggio 1954 e  che saranno edite in “Già i colori dell’Autunno” nel 1956.

 In settembre  riceve comunicazione relativa all’assegnazione del Primo Premio a Idilio Dell’Era per l’opera "Già i colori d’autunno" nell’ambito del Concorso Nazionale Gastaldi 1955 e stipula  il Contratto per la  pubblicazione della prima edizione dell’opera "Già i colori d’Autunno" nell’ambito della Collana Poeti d’Oggi a cura di  Gastaldi Editore.

 

 ANNO 1956

 Esce di  dell’Era, senza data, "Un candido Bruno da Osimo", Tipografia Porziuncola, S. Maria degli Angeli, Assisi, estratto da S. Damiano, Periodico di Assisi, n° 2.

  Esce il libro di poesie Già i colori dell’autunno”, Premio Gastaldi 1955,  con introduzione di Aldo Capasso e 47 nuove liriche.

Esce La Libreria Piccolomini nel duomo di Siena”, edito dall'Opera metropolitana di Siena, Milano  (2° ed.) e “Tommaso Moro “ – Ed. Borla, Torino, Agiografia.

 Partecipa ad un “Incontro di poeti” organizzato a Siena dall’Università Popolare senese con i poeti: Aldo Lusini, Luigi Fiorentino, Dina Cucini Mario Cabibbe e il prof.Armando Vannini, ideatore dell’iniziativa. Il Presidente dell’Università popolare senese, nell’opuscolo edito a conclusione della “piacevolissima” iniziativa di incontri, scrive: “Idilio Dell’Era è poeta di intima, simpatica, semplice vena: in lui dominano incontrastati i motivi del cuore; è la piena dei sentimenti che sgorga da questo geniale scrittore: abbiamo sentito da lui saggi poetici di natura varia: dalla ballata romantica, ai liberi metri, dai quali si affaccia anche un senso pieno e ardente della vita, una passionalità viva. Egli non ha tentato che molto raramente il sonetto, come egli stesso ha voluto onestamente affermare, perché ha riconosciuto come la breve ala di quattordici versi costituisca una delle forme metriche, e forse la forma metrica più difficile e come sia troppo arduo mettersi sulla strada dei grandi che la usarono in maniera sublime. Piacevolissima in Idilio Dell’Era la nota umoristica e dobbiamo ringraziarlo di non averci tenuto chiuso quel suo finestrino della vena comica: tanta aria fresca esce da quel finestrino e tante brevi e giustissime composizioni abbiamo così potuto sentire [17]

Pubblica nel GdP:

18.01 “Prima che annotti, poesia inedita presente nel LdSC.

01.02 “Arrugginire” racconto inedito.

15.02 ”Monaco ulivo”,  poesia edita in “Già i colori dell’autunno”.

29.02 ” Gabbiano morto,  poesia presente nel LdSC.

14.03 “Fiorito è del tuo lume,  poesia presente nel LdSC

11.04 “Tutto il cielo cadrà sulla mia faccia,  poesia presente nel LdSC.

25.04  “Elvezia”,  poesia presente nel LdSC.

09.05  “Quando nel canto del gallo,  poesia presente nel LdSC.

05.07 “Piaceri e dispiaceri dell’estate”, prosa inedita.

17.10 “Cipresso” poesia presente nel“Libro dei Segni Celesti col titolo “Io sempre amai”.

27.12 “La leggera” descrizione di uno strano personaggio di Sarteano: il Carbonetti. Il brano sarà utilizzato ne “La mia Toscana” a pag. 262.

 Il 6 e il 13 ottobre pubblica in due puntate sull’Illustrazione ticinese  il racconto “Il prosciutto non edito altrove.

 Pubblica su Terra di Siena,  n° 2,  La Collegiata di Provenzano.

ANNO  1957

 Ottiene l’Attestato del Premio di poesia "Realismo Lirico", quale uno dei primi cinque classificati, in un concorso di poesia a tema libero.  Il premio era organizzato dall’omonima rivista “Realismo Lirico” diretta dallo scrittore Aldo Capasso[18].

L’attestato conferisce a Idilio Dell’Era un Diploma d’Onore nella competizione di poesia a tema libero, quale uno dei primi 5 classificati.

Pubblica nel GdP:

08.01 “Il merito del Giusti, saggio.

07.02  Inverno”, poesia inedita non presente nei manoscritti.

20.02 “Di un’altra aurora, poesia presente nel LdSC,  n° 89  con altro titolo.

07.03 “All’abete”, la poesia è un rifacimento di quella  presente nel LdSC al n° 93.

20.03 “Solitudine di San Salgano (sic!), prosa su S.Galgano che verrà successivamente pubblicata,  con delle modifiche,  in Terra di Siena, 1958,  n°3.

03.04 Baita alpina”, poesia  presente in LdSC con alcune modifiche.

17.04 “ Alla nascente luce del giorno, poesia presente nel LdSC al n° 73; edita poi  in “Il canzoniere del fanciullo (1962).

01.05 “Gli scarabei”, racconto inedito, manoscr. n° 40.

15.05 “Paesaggio toscano, prosa inedita con molte parti già publicate in “Paesaggio medioevale” apparso nel GdP del giugno1954.

29.05 “Vetta alpina”, poesia presente nel manoscritto LdSC. Edita poi in “Pietà degli anni sterili” (1966).

31.8  “Alla Madonna del Sasso”, lirica presente nella raccolta LdSC poi pubblicata in” Pietà degli anni sterili” (1966).

02.10 “Il cuculo”, poesia edita in “Già i colori dell’autunno”  e presente nel LdSC con il titolo “Al cuculo”. “Fanciullo che dorme”, poesia  presente nel  LdSC con varianti. “Lago alpino, poesia presente nel LdSC.

30.10 “Losanna”, poesia presente nel LdSC con alcuni rifacimenti.

13.11 “Poche remate, poesia inedita non rintracciata nei manoscritti. “Ti fai lucerna”,  poesia presente nel LdSC.

11.12 “Lapide per un certosino,  poesia presente, con alcune varianti, nel LdSC. “Epigrafe per un muratore,  poesia presente nel LdSC. “Toscana,  poesia  facente poi parte della raccolta “Il Canzoniere del Fanciullo”.

06.07 Pubblica su l‘ Illustrazione ticinese la prosa “Ricordi della Svizzera” e il racconto “Vendetta in montagna” inedito e presente nel libro-quaderno n°3 dei” Racconti del Presbiterio”.

22.09 Il Comune di Vado Ligure, nell’ambito del Premio "Vado Ligure" di poesia sociale 1957, gli conferisce  il Lauro D’Onore.

09.12 La nuova Italia letteraria: rivista di letteratura, poesia contemporanea, arte (Casa editrice Badalamenti) gli conferisce il "Premio Assoluto" per il Concorso dedicato alla Poesia.

Pubblica su Terra di Siena,  n° 2,  “Chiese di Siena,  S.Cristoforo,  e n° 4,  “Siena dentro le sue porte.

 Termina la trascrizione delle poesie ne Il Libro dei Segni Celesti.

 

ANNO 1958

 Idilio Dell’Era risulta appartenere, in qualità di membro effettivo, all’Academia Latinitati Excolendae, come risulta dalla cartolina firmata dal Segretario Generale Enrico Contardi-Rhodio, Roma.

Pubblica su La Patrona d’Italia (gennaio –marzo) “Paesaggio Cateriniano”.

Pubblica su Terra di Siena,  n°3,  “San Galgano”, dal manoscritto “Paesaggi Mistici”.

27.03 Pubblica in Il nostro tempo il saggio: “Giovanni Papini e i giovani d’oggi”. 

13.08 Muore l’amico ticinese di Idilio Dell’Era Valerio Abbondio. 

28.08 Dal Convivio letterario di Milano, Accademia Ideale dei Poeti d’Italia, viene inviata        a Idilio Dell’Era una lettera, firmata dal presidente   Filippo Fichera, dove si comunica  la sua nomina ad  Accademico del Convivio Letterario.

20.09 Gli viene conferito un  Encomio da parte del Movimento artistico "Convegno" per la partecipazione al Concorso nazionale di poesia.

Pubblica sul GdP:

13.10 “Nuvola d’estate, poesia del LdSC n° 8.

23.12 “Il Cielo nelle mani”, poesia inedita e non reperita nei manoscritti.

 06.12 Pubblica sull’ Illustrazione ticinese il racconto “Sposalizio alla fattoria, rintracciabile nei  manoscritti(n° 60).

 20.12 Esce su Sicilia del Popolo un lungo articolo, su Idilio Dell’Era, redatto dal sacerdote poeta e critico d'arte Andrea Tosto De Caro.

 

ANNO 1959

 Esce la prima edizione de “La mia Toscana- Ed. S.E.I.Torino.

La commissione composta da Margherita Lollio, presidente, Vincenzo Fraschetti, Paolo Lazzeri, Lina Moro, Rina Maria Pierazzi,  assegna il primo premio “Lauro Orvieto” alla sua raccolta di poesie Il Canzoniere del Fanciullo.

 Il 22 ottobre la Presidenza del Consiglio dei ministri gli conferisce  un premio alla cultura.  

29.12 Su Radio Firenze viene presentata “La mia Toscana” di Idilio Dell’Era, con la lettura di un saggio di O. Combi. 

Pubblica nel GdP:

7.01. Minatori nella notte”,poesia presente nella raccolta di manoscritti  LdSC, n° 129.

3.03 “Contadino”, poesia del LdSC, n° 101.

28.04 “Sempre mia terra”, poesia del LdSC, n° 86.

12.05 “Passarelle degli angeli, poesia del LdSC, n° 161.

26.05 Siede nel mio pensiero, poesia del LdSC, n° 160.

6.10 “Attimo o palpebra, poesia del LdSC, n° 121;  Pescatori, poesia presente del LdSC, n° 132 con alcune varianti.

3.11 “Camposanto di Pisa, poesia del LdSC, n° 92; “Si avvicendano i morti poesia del LdSC, n° 159.

 

 1960

Pubblica su Terra di Siena,  n° 2,  Il Palio di Siena”,  e nel n° 4 Colori d’autunno

Pubblica su La Patrona d’Italia (gennaio-febbraio) “Gentilezza della Santa popolana”. 

Pubblica nell’Almanacco Ore in famiglia le liriche “Alpigiane”, che sarà pubblicata anche nel GdP 28 maggio1962; “Cantano Uccelli” pubblicata in “Pietà negli anni sterili” (1966) col titolo “Montagna bianca”; “Acqua di lago” inedita; “Addio, candida estate” inedita; “A un pastorello” presente nel LdSC.                                                                                                      

Pubblica sul GdP di Lugano:

23.02 “Piazza S.Pietro, poesia del LdSC, n° 174.

22.03 “Usignolo”, poesia del LdSC, n° 100;

          “Fattoria, prosa inedita.

05.04 “Montagna bianca, poesia edita in “Pietà degli anni  sterili(1966);

           “Carrettiere, poesia del LdSC, n° 137.

26.04 “Solitudine, poesia edita in “Pietà degli anni sterili, (1966).

10.05 “Quella casa”, racconto inedito.

 

Don Martino vive ormai da fine’59/inizio’60 nella nuova casetta in campagna, la Domus Bonitatis, a Valli di Toiano: un avanzo di fortilizio, che, in un recente passato, era stata fienile e stalla per le pecore.[19] Ne scrive in Fattorianel GdP del 22 Marzo: Sono venuto ad avere una casa vicino al bosco. Di fuori è rimasta col suo aspetto di fienile e di stalla, coi muri grezzi di un giallo ocra spento. Non ci aveva, prima che i muratori la riadattassero, che una larga finestra romanica di bozze di pietra le quali stavano a indicare quanto fosse antica e un finestrino addirittura fratesco…  La prima volta che ci salii [nella Domus Bonitatis ndr.] c’era ammassato il fieno. Nel cielo di marzo, pioveva e i lecci le lacrimavano addosso. Vidi il focolare sbranato, una chiazza di muffa nel muro, il foro dell’acquaio da cui entravano e uscivano i topi e la finestrina che sapeva di portineria d’un convento aperta su di uno sfondo di colline dolci e taciturne…

Dov’erano le pecore ho collocato i libri: di fuori, lungo il muro, ho piantato delle rose rampicanti. Mi parrà di vivere nella stalla dove nacque Cristo, sebbene l’odore dei greggi sia sparito: ma il vento d’estate mi porterà il fruscio delle biade e d’erbe secche: l’autunno l’afrore di vinacce e di concimaia. Per me non c’è niente di più ricco di questa ricchezza che ci pone sull’orme dei morti.”

(l’articolo sarà pubblicato nuovamente sul GdP del 7 marzo  1961 con il titolo “La casa vicino al bosco”)

Nov.-Dic. Pubblica nella rivista Il Piccolissimo (novembre-dicembre) la poesia “San Gimignano”:

 

 ANNO 1961

 Pubblica nell’Almanacco Ore in famiglia le liriche: Fiorito è l’orizzonte” inedita (libro-quad. 5);  “L’estate sull’alpe” edita col titolo “Sera sull’Alpe” in “Pietà degli anni sterili” (1966) e

Stradina di montagna” inedita (libro-quad 5).

 Il 21 febbraio,  nel GdP esce l’articolo “Rievocazione di Rebora”.

Successivamente, sempre sul GdP, pubblica:

7.03 “La casa vicino al bosco”, prosa già pubblicata, dedicata alla sua casetta: “La Domus Bonitatis”.

21.03 “Un umanista toscano ad Einsiedeln, saggio sui viaggi  elvetici dell’umanista Bartolommeo Aragazzi.

18.04 La terra”, racconto;  Elegia del domani”, poesia edita   ne La raccolta del povero ( 1971), con il titolo “Non sono più chi fui”.

20.06 Pietro Mignosi”, saggio. “Notti d’estate”, poesia non edita altrove.

21.07  “Domenico Giuliotti, prosa.

3.10   “Giovanni Papini, prosa.

28.11 “La Toscana e la Provenza” saggio dedicato al soggiorno di S. Caterina ad Avignone.

 31.10 Cipresso, poesia inedita della raccolta antologica “Il Canzoniere”.

12.12 “La fretta”, considerazioni bonariamente amare sui comportamenti delle sue allieve alle magistrali

12.12. L’ora più non squillerà la notte, poesia poi edita in “Pietà degli anni sterili”.

 

 Pubblica su Terra di Siena nel  n° 1,  Santa Caterina da Siena a Avignone, nel n° 3 “Natura e poesia del Chianti e nel n° 4 La nuvola Bianca, dal manoscritto “Paesaggi Mistici”.

Nella rivista Il piccolissimo di luglio-agosto appare un articolo  di Giuseppe Cassinelli su “Voci e lamenti” di Idilio Dell’Era: “Polifonia Sacra – scrive - par quasi (ma con esito tutto diverso s’intende) una trascrizione del rilkiano “Libro d’ore”- Altrove poi si svela anche una misura più classica… ciò che fa pensare ad altri sbocchi, oltre i ben definiti risultati odierni.”  

19.10 Sul  quotidiano di Sassari La nuova Sardegna compare un articolo di Giuseppe Cassinelli: “La poesia incantata di Idilio Dell’Era”.

In data 22 ottobre a  Napoli l’Associazione internazionale Amici di Ischia, gli rilascia l’attestato La Voce dell’Isola d’Ischia relativo al  III Premio di Poesia Bacchica Isola d’Ischia.

 

05.12 Idilio dell’Era risulta appartenere al Convivio Sardo d’Arte in qualità di Scrittore, categoria Collaboratori, qualifica Socio d’Onore. [20]

 

1962

01.02 Filiberto Mazzoleni nella rivista Il Risveglio scrive di Dell’Era “Uno scrittore di tonalità pacata..forse a causa della sua solitudine e dell’estrema riservatezza in cui vive, si finisce più di qualche volta col dimenticare Idilio Dell’Era…”

 Pubblica “Il Canzoniere del fanciullo”,  ed. Specchio,  con 30 nuove poesie; la raccolta aveva ricevuto nel premio Laura Orvieto nel 1959.

Pubblica sul GdP:

20.02 “La morte del bambino”, racconto.

17.04 Quercia, poesia non edita altrove.

15.05 “Notte sul lago”, poesia non edita altrove.

29.05 “Carbonaio, poesia del LdSC, n° 133.

2.10. "Alpigiane", poesia, edita nel 1966 in “Pietà degli anni sterili”. "Allodola", poesia non edita altrove.

16.10 “Il pulman degli operai, saggio inedito con considerazioni sociologiche sul mondo dei  contadini,  degli intellettuali e degli operai. Autunno sull’Alpe”, poesia non edita altrove.

 Luglio- Agosto va in Liguria, a Chiavari, dove viene ospitato dall’amico parroco don Antonio Cogorno.

19.11 Don Martino vende la casa di proprietà che aveva a Siena, in Via della Galluzza, n° 35, nei pressi di Fontebranda, (antichissima fonte senese che ha visto nascere e crescere S.Caterina), al prezzo di 600.000 mila lire.

 30.11 A Bergamo, al 1° Concorso nazionale della Novella organizzata da L’Eco di Bergamo riceve il Diploma di partecipazione che attesta la segnalazione conferita alla novella di Idilio Dell’Era "Il Cappotto".

 

 

ANNO 1963

 Nel corso dell’anno pubblica sul GdP nel trafiletto di prima pagina “Calendario” ben 91 brevi biografie del Santo del giorno.

Pubblica per la rassegna «Terra di Siena», nel fascicolo III del 1963.[21], la storia del Tesoro Eucaristico di Siena, sul miracolo avvenuto nella chiesa di S. Francesco di questa città delle Sacre Particole incorrotte

Pubblica ancora nel GdP:

22.01 “Inverno”, poesia non edita altrove.

26.02 “Carnevale sotto zero, articolo in prima pagina.

20.03 “Adolescente”, poesia edita successivamente in “Pietà degli anni sterili”.

21.05 “Usignolo”, poesia già pubblicata nel GdP  del 22.03.1960.

25.06 Impressioni e ricordi dalla Svizzera” , prosa e “Cicale”, poesia non edita altrove.

15.07 “Colori di Lugano”,prosa.

25.07 “Lugano di notte”, prosa.

Questi tre articoli, pubblicati a breve distanza di tempo  testimoniano dell’attaccamento Idilio ai ricordi e alle atmosfere elvetiche vissute in solitudine o in compagnia di amici e da lui rievocate con nostalgia. Nel 1963 Idilio era Lugano con la famiglia di Glauco Tozzi. Proprio nel 1963 ci fu un tentativo di Idilio di  trasferirsi in Svizzera. Ne fa cenno una lettera del dicembre 1963  dove Antonio Cogorno scrive” Non avendo dalla scorsa estate sue notizie, temevo che il suo silenzio significasse abbandono di Valli a Toiano e emigrazione in Svizzera. Ma la sua lettera mi tranquillizza. Poiché la prova presso il Giornale del Popolo non fu di sua soddisfazione, resta così nella sua Siena, anche se assillato dall’insegnamento che malauguratamente non le permette di scrivere…”  Già nel 1953  Idilio aveva manifestato a Betocchi il suo disagio per non potersi dedicare completamente alla sua vocazione di scrittore e dover lavorare nella scuola per motivi economici, ma Betocchi tra il serio e faceto gli aveva risposto che lui un lavoro non glielo avrebbe trovato e di rivolgersi al Vescovo. Nei dieci anni intercorsi la situazione di intima scontentezza non si era modificata.

Il 14 agosto scrive ancora nel GdP  “ I fuochi dell’Assunta, prosa.

 Il 22 marzo gli viene viene riconosciuto dalla Giuria del premio della poesia bacchica di Napoli il primo premio medaglia d’oro del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il telegramma con il quale l’autore viene informato recita: “ XE "1963 III 13 da Pietro Serra" Telegramma da Napoli, 13.03.1963, ore 13, Pietro Serra TA \l "Serra Pietro" \s "Serra Pietro" \c 1 , Segretario a Idilio Dell’Era Valli a Toiano, Sovicille.

GIURIA PREMIO POESIA BACCHICA HABET CONFERITOLE PRIMO PREMIO MEDAGLIA D’ORO PRESIDENTE CONSIGLIO CONGRATULAZIONI ATTENDIAMOLA FORO ISCHIA 22 CORRENTE Segue l’Attestato di conferimento che porta la data del 22  Settembre 1963.

20.11 Lettera da Barcellona di Martin deCalzo,  che ricorda di aver visitato la “Domus Bonitatis” e si dice intenzionato alla traduzione in lingua spagnola di alcune opere di Dell’Era.

 

ANNO 1964

 Muore a Parigi l’amico e poeta,  che lo ha ospitato a Losanna, Armand Godoy.

 Pubblica su Terra di Siena,  n° 1 “Senesi in Terrasanta”.

 Pubblica su l’Almanacco Ore in famiglia le poesie: “Campanile di Ruvigliana” inedita e “Ticino” inedita (da non confondere con “Il Ticino”).

Pubblica su  il GdP  nel corso dell’anno nella rubrica “Calendario”  ben 79 trafiletti di prima pagina dedicati al “Santo del giorno”

 e ancora nelle pagine interne:

01.04 “Contadino toscano, considerazioni  impietose sulla scomparsa della mezzadria e lo spopolamento delle campagne.

14.08 Festa dell’Assunta”, prosa.

15.12 “Salmo per la Vergine Maria”, poesia presente nel libro-quaderno manoscritto “Itinerario poetico 1966-197” che va dunque retrodatato al 1964.

17.08 Torna in Liguria dall’amico parroco don Antonio Cogorno, a Chiavari, dove viene ospitato in canonica. Visita le Cinque Terre. Visita probabilmente Caprera e Porto Torres, in Sardegna e la Corsica, partendo dal porto di Genova. Scrive l’amico il 2 Agosto: “Sono lieto che abbia accettato il mio invito. Potremo così trascorrere ore serene gustando la gioia, che soltanto si prova nella compagnia di chi a vicenda si comprende e si vuol bene. Visiteremo suggestive località  della Liguria non raggiunte nelle nostre gite del ’62. Mi auguro che il soggiorno nella mia vallata giovi al ristabilimento  della sua salute. Mi sono informato, come desiderava, circa i viaggi turistici di navigazione per l’isola di Caprera e per la Corsica.”

Pubblica su La patrona d’Italia (luglio-ottobre) la poesia,  “O Caterina rosa senza spina”.

15.12 Al 12° “Convegno Poetico” de La Procellaria a Reggio Calabria risulta primo classificato, ex-equo con Guglielmo Grupi (Bova Marina), Fernando Grignola (Lugano) e Giovanni Siciliano (Nardò), per la poesia “A piè dell’albero”. La commissione giudicatrice è composta dalla Redazione de La Procellaria e dai poeti Franco Saccà e Giuseppe Tympani.

ANNO 1965

 Inizia la scrittura del laboratorio di poesie “Itinerario poetico 1968-1978” che raccoglierà 352 poesie,  oltre la metà delle quali rimarranno inedite.

Il 26.01 Il critico Francesco Casnati, uno dei più importanti critici cattolici,  già docente di Letteratura italiana all’Università Cattolica di Milano,  pubblica sul GdP il saggio “Il paese di un poeta nel quale presenta l’Idilio Dell’Era  de “La mia Toscana”, come uno scrittore ingiustamente ignorato dalla critica. Il saggio resterà un punto di riferimento per chiunque si avvicinerà alla lettura di Idilio Dell’Era.

Scrive Casnati: È un grande  scrittore questo prete e noi tutti dobbiamo rimproverarci di parlarne troppo poco per non dire mai. Assolutamente estraneo ai rumorosi mercati della fama letteraria e ai contratti che si fanno, vive appartato come un angelo timido.

 14.01 Lo stesso articolo compare su L’Osservatore Romano e il  20.01  su L’Ordine di Como e su L’Avvenire d’Italia.

 Pubblica sul GdP del 26 gennaio il saggio  “Attualità di Shakespeare” e successivamente sullo stesso giornale:

9.02 il saggio”Clemente Rebora e G.M.Hopkins”.

28.02 “La casina rossa di Giuseppe Zoppi”, ancora uno struggente ricordo del Canton Ticino.

09.03. la poesia “Mondo piccolo, dedicata al padre, facente parte, con il titolo “Limite”, del libro-quaderno manoscritto “Itinerario Poetico” 1965-1978”n° 15. e  la prosa “Com’era rossa la mia vallata” dedicato ai mutamenti socio-politici della campagna senese, ” nella vallata più rossa d’Italia”  dove la rivoluzione aspettò  “ordini che non arrivarono mai ” e dove la corsa al benessere aveva portato alla fuga dei giovani e all’abbandono dei poderi e del paesaggio. “Se mi affaccio alla mia vallata non scorgo che vecchi eremi e conventi ridotti a macie di pietre..”.

23.03 la poesia “Venditrice di fiori”, inedita e non presente nei manoscritti.

27.04. la poesia Sentirsi vivi”, presente nel  libro-quaderno manoscritto ” Itinerario  Poetico”. n° 17.

19.10 il saggio Dante terziario francescano

 Sulla rivista Orizzonti di marzo viene pubblicato un articolo, a cura di F. Bolzoni e G. Bonetto, “Idilio Dell’Era: l’angelo timido”.

26.06 su La campana viene pubblicato un articolo su “Idilio Dell’Era, La mia Toscana” di Mario Sbarra.

 Pubblica sulla rivista Terra di Siena “Pia la Castellana”.

 11.11.1965 – Celebra il suo 61esimo compleanno con Glauco Tozzi,  il Preside Mancini,  la signora Rina Positano.

 

ANNO 1966

 Inizia la sua collaborazione al quotidiano L’Osservatore Romano, su invito del Direttore on. Raimondo Manzini, a seguito dell’ articolo su Dell’Era scritto da Francesco Casnati  e pubblicato nel maggio su questo giornale.

Pubblica, con prefazione di  Liliano Lanzi, il libro di poesie: Pietà degli anni sterili, ed. L’Ariete,  con 50 nuove liriche;  raccolta che ha ricevuto il secondo premio al concorso di poesia L'ariete 1966.

Cessa la pubblicazione della Pagina Letteraria del GdP che ha ormai perso molta parte del suo smalto con la scomparsa dei contributi di  importanti autori italiani. Viene sostituita da una più modesta Lettere e Arte e poco dopo da  Terza Pagina.

 Pochi anni prima ( ne parlava nella già citata una lettera del 1963 di Antonio Cogorno) Idilio dell’Era aveva ipotizzato il progetto di trasferirsi nel Canton Ticino per collaborare a tempo pieno con il Giornale del Popolo ed eventualmente con le numerose riviste cattoliche stampate dall’Editore La Buona Stampa e che facevano, anch’esse, riferimento a Mons. Leber. Con La Buona Stampa si era instaurata da tempo una collaborazione,  pochissimo nota, ma costante e di lunga durata.  Nel Fondo Idilio dell’Era si trovano  infatti imponenti tracce di una intensa attività, tra la metà degli anni ‘50 e la metà degli anni ’70, con riviste cattoliche ticinesi curate dell’editrice cattolica  ed oggi non più facilmente reperibili come La Chiamata, Vita Femminile  e la numerosa serie di Bollettini Parrocchiali. Particolarmente imponente la quantità  di scritti raggruppati sotto la rubrica “Racconti del Presbiterio” e la serie di  “Storie di Santi”.

 Il progetto di trasferimento fallì probabilmente anche a causa dell’inevitabile, anche per motivi economici, ridimensionamento dell’impegno cultural-letterario del GdP. Tuttavia Dell’Era continuò dalla Toscana a collaborare con i fogli ticinesi ancora per anni.

10 e il 24  maggio: Compaiono nel GdP di Lugano due articoli elogiativi dedicati al nostro poeta: il primo, di Francesco Casnati  “ Onore ad Idilio Dell’Era“ che è una riproposizione del saggio già pubblicato nel GdP il 26.01.1965; il secondo di Liliano Lanzi su “ Pietà degli anni sterili " di Idilio Dell’Era che ripropone la prefazione al libro.

Il critico Gino Novelli scrive nel giugno su La Voce Pugliese 

un articolo su “ La poesia di Idilio Dell’Era” che riprende tutto il percorso poetico del poeta toscano fino a “ Voci e lamenti” e “ Pietà degli anni sterili» da poco pubblicato.

 Elena Bono, a proposito di “ Già i colori dell’autunno” aveva scritto  Ha nell’anima la luminosità limpidissima del Settembre (per citarne qui una per tutte), quella prospettiva, quella fermezza di segno che sono soltanto dei toscani: un finito che contiene infinito;

Armando Zamponi: “ La tua voce è sempre fresca, melodiosa, luminosa: voce d’oro nel gran coro, parecchio stonato dell’odierna poesia;

Francesco Pedrina su “ Voci e Lamenti”: “ I modi sono moderni, ma le frequenti assonanze e le rime molto giovano alla suggestione: musica delicata quasi sempre e sommamente adatta a creare atmosfere di purissimo incanto dappertutto diffuse”.

 

 

Pubblica sul GdP:

10.05 Terra di mio padre, poesia tratta con modifiche dal manoscritto” Itinerario Poetico”.

7.06 “ Ti ho comperato una casa”, poesia dedicata alla morte della  madre Filomena Nenci. La lirica è presente in  “ Itinerario Poetico” con alcune varianti significative.

13.12. “ Natale di alluvionati e la nostra tristezza”, prosa dedicata all’alluvione di Firenze del 4 Novembre 1966 che vede impegnato in prima linea, l'amico Piero Bargellini, Sindaco di Firenze..

24.06 Su Il Campo di Siena Arrigo Pecchioli scrive il saggio “ Idilio Dell’Era o della bella lingua”.

 

ANNO 1967

 23.02 Su Siena cronache viene pubblicata un’intervista “Incontro con lo scrittore a Valli a Toiano”.

 A Catanzaro partecipa al Premio nazionale di poesia "Giuseppe Casalinuovo" e gli viene rilasciato il diploma che attesta la segnalazione conferita  alla lirica "Se la morte fosse una bambina". 

5.03 Tessera attestante l’appartenenza di Idilio dell’Era al Cenacolo di Lettere, Scienze ed Arti  Spadaro in qualità di Poeta, gruppo A- Lettere, qualifica Socio H. C.

 Scrive su Persona il necrologio per la morte del poeta Angelo BarileMi recherò ad Albisola”.

 7.04 Pubblica nell’ Illustrazione ticinese il saggio “Le belle donne di Ambrogio Lorenzetti”. È l’ultimo contributo al periodico della Svizzera Italiana ancora diretto da Aldo Patocchi

 12.04 Il critico Giannino Zanelli scrive su Il Resto del Carlino un articolo su Dell’Era: “Un poeta che ripensa la sua terra e ne scrive”.

 Pubblica sul GdP:

07.02. il saggio “Le coincidenze di Carlo Castelli e

13.06Ricordo di mia madre, poesia edita in “Pietà degli anni sterili” (1966), con il titolo: “L’ombra del bambino”e presente senza titolonel libro quaderno “Itinerario Poetico” senza titolo.

Sarà l’ultima poesia che apparirà sul giornale luganese.

 07.07 Ne L’Osservatore Romano viene pubblicato un articolo di L. Ratti: “Poesia di Idilio Dell’Era”.

Nel libro “Stagione di AdamoCantagalli, Siena (1967) Domenico Panzini scrive: “Idilio Dell’Era, presenza poetica di fondo, in questo nostro Novecento dissimile! Una poetica, questa dell’artista senese, venata di arcana limpidezza, un perenne colloquio con l’angelo, con le vicende umane, con le cose in dimensioni di assoluto. Un poeta Dell’Era dalla matrice autentica che possiede la capacità di notorizzare l’uomo nel suo dramma esistenziale e di restituirgli quel mondo malioso dell’ineffabile che aveva smarrito. Una voce sublime e dignitosa tra una pletora di plagiari e rimasticatori di versi cui va lo stolto osanna della critica conformista odierna.”

9.12   La giuria del Premio letterario nazionale Dieci poeti da salvare a  Luco dei Marsi gli conferisce il Diploma d’onore ". 

 

ANNO 1968

 11.02 sulla rivista La parola-Fiesole compare l’articolo di Lorenzo Righi “Visita all’ultimo novelliere toscano”.

21.02 Tessera di iscrizione di Idilio dell’Era all’Albo Accademico dell’Accademia Tiberina in qualità di Accademico Associato al n. 1206.

Pubblica “Il Castello di Staggia -Paesaggi senesi”,  ed. Sabatelli Savona.

 

ANNO 1969

 Dopo la pubblicazione di “Ricordo di mia madre”  sono completamente sparite le poesie di Idilio Dell’Era dal GdP di Lugano.

 La collaborazione tuttavia continua e saranno pubblicate fino al 1973 una trentina di prose che offrono un importante, e  per certi versi unico,  spaccato di una fase di vita dove la disillusione e lo sconforto di fronte agli sviluppi socio culturali contemporanei prendono decisamente il sopravvento. Da questo punto di vista  alcuni titoli sono significativi:  “ Rassegnazione e sconforto,,  ”Tristezza di invecchiare,1969»,  ”Esistenzialismo esasperato,”,  ” La fobia di smedioevalizzarsi…..».

 Nel 1969 pubblica sul GdP:

12.03 il racconto: “Periferia”, inedito il titolo nel manoscritto’ n°156 “Gente della periferia”,

24.03 la prosa: “Tristezza di invecchiare”, inedita,

25.04 il saggio “Isterismo e nevrosi, inedito:  “Si ha l’impressione che l’umanità abbia più bisogno di neurologhi e psichiatri che di trapiantatori di cuori e d’organi renali, più di manicomi che di galere. L’esplosione d’isterismo collettivo sono un fenomeno dei tempi di decadenza morale….. Va da sé che dietro  i contestatori tiri un vento clandestino di politica: ma sta di fatto che contestatori o non, la gente di oggi sta ammalandosi di nevrosi. Perduto l’equilibrio con la natura, smarrito il sentimento religioso e il perché della vita l’umanità rischia di disintegrarsi…”

 16.06 il saggio: “Antonio Cogorno, uno scrittore cattolico,

2.12 la prosa “Solitudine del passato”, già edita ne “La mia Toscana” con il titolo “Sgomento del passato”,

24.12 la prosa: “Natale della civiltà dei consumi”, inedita.

 15.07  Pubblica nella rivista letteraria Famedio del Centro Mariano Montenero di Livorno,  il dramma,  in due atti,  “La Redenta, dedicata al miracolo della Madonna di coccio della Chiesa di Provenzano di Siena.

Su Arte-Stampa n° 9 di settembre Camerillo Camerilli scrive il saggio “Idilio Dell’Era paesista” “Una sorte poco benigna – scrive – è toccata a Idilio Dell’Era; anche quando collaborava a riviste qualificate come il Frontespizio rimase sempre relegato ai margini tanto che veniva in mente quel tratto del Manzoni: “Dietro veniva don Abbondio a cui nessuno badò”; nessun critico, tranne Francesco Casnati, un nome che conta nella letteratura cattolica, si è mai occupato di lui”.

 

 ANNO 1970

 Pubblica l’agiografia “Santa Caterina da Siena,  e “Itinerario ai luoghi mistici di Siena”, Firenze (3° ed.).

 Pubblica sulla Terza Pagina del GdP:

18.03 un amaro saggio sugli scrittori cattolici italiani: “Un’eredità non raccolta”:

 30.03 Il Centro italiano di cultura, nell’ambito del Concorso nazionale di poesia “Sante Ghelfi”  gli conferisce il Diploma d’Onore con Targa d’Argento e Medaglia d’Oro del Comune di Foggia per la raccolta di liriche "Il cielo tra i rami".

1.04 la prosa: “Pasqua notturna”, inedita,

7.04. la prosa: “Rassegnazione e sconforto”, inedita: “Come scrittore da quattro soldi e come  lettore disattento mi sento sempre più spiritualmente impoverito, indifferente a tutti i problemi, convinto che nessuno più ci ascolti. Sono anch’io uno dei tanti in crisi: non riesco ad inserirmi in questo grigio tramonto di valori morali e, quel che è peggio, nemmeno a “contestare”, giacchè mi sembra che anche la contestazione sia una posa e non approdi a nulla” ” Quanto a me dopo aver chiesto lumi ai tanti libercoli di preti e frati che si sfornano in continuazione sui problemi attualissimi - in verità vecchi quanto Lutero - del celibato dei preti e del divorzio dei laici, sono rimasto più al buio di prima, convinto che i preti che reclamano di sposarsi sono dei falliti del sacerdozio e che i divorzisti sono dei falliti del matrimonio..” “Si ha l’impressione che si sia perduto il senso del sacro: chi è abituato al raccoglimento delle nostre cattedrali…rimane deluso dalla funzionalità spicciativa del rito di oggi..”

23.04 il saggio: “Il paese dell’anima”: “Ma è  un’epoca che tutto strumentalizza, ai fini economici, condiziona e appiattisce, lasciando al singolo poco margine di scelta: le sue qualità, sia fisiche che intellettive, se ne possiede, o diventano uno strumento di guadagno o non sono affatto apprezzate. Tutto è funzionale e l ‘individuo spersonalizzato: chi era poeta si adatta a fare l’industriale…”

11.08 il saggio,  pubblicato in prima pagina,“Denaro e sesso”,

10.10 Sul Campo di Siena viene pubblicato l’articolo: “Un innamorato di S. Caterina da Siena

24.10 il saggio su “Antonio Ciseri

30.10 il saggio: “I divorati”,

16.11. il saggio: “La provvida natura,

18.11 il saggio: “Esistenzialismo esasperato”,

23.12. il saggio dedicato a: “Federigo Tozzi”,

 

ANNO 1971

 Pubblica La raccolta del povero,  ed. Sabatelli Genova,  con circa 40 nuove poesie, con prefazione di Francesco Grisi.

7.01 Solange Olga De Bressieux scrive il saggio: “Un messaggio insistente nella poesia di Idilio Dell’Era” (Fondo Dell’Era BCI )

 Nel corso del primo  trimestre esce su Le Cerf-Volant di Parigi un commento al libro di poesie “Pitié pour les années steriles da parte di Solange de Bressieux.

7.01 Solange Olga De Bressieux scrive il saggio: “Un messaggio insistente nella poesia di Idilio Dell’Era” (Fondo Dell’Era BCI ).

 Pubblica sulla Terza Pagina del GdP:

24.02 il saggio Usi e costumi del Ticino nell’Ottocento”

09.03 ilsaggio: “Amicizia di artisti”,

16.03 il saggio “L’insegnamento degli Etruschi”: ”Secondo le amare previsioni degli scienziati, a causa dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua, della terra, l’uomo non avrebbe che quindici, venti anni di vita. All’artista allora  non rimarrà più pietra da scolpire, nè al poeta uno specchio di acqua limpida da cantare…”,

25.03 il saggio: La fobia di smedioevalizzarsi,

26.03 il saggio: “Il ritratto, documento della storia dell’uomo”,

06.04 il saggio: “Il sospetto di Dio: “Ma in Italia si è continuato e si continua a mantenere verso i propri autori cattolici un’avversione di vecchia marca anticlericale che ci viene dall’ottocento…In questi ultimi tempi poi è avvenuta una confusione tale di idee che gli stessi cattolici propendono per il divorzio..non si parli per la disubbidienza alle autorità! Si direbbe che un rispetto umano li trattenga dal prendere impegni col loro passato che fu cristianissimo, che la tendenza a laicizzare li abbia indotti a falsare lo stesso Dante e il contenuto sacro della sua” Commedia””,

 14.04 il saggio “La Firenze di Antonio Ciseri”.

 23.09 Esce sul GdP il saggio di Francesco Grisi "Un libro di Idilio Dell'Era"  “La Raccolta del povero”, Sabatelli, 1971, che ripropone la prefazione del libro.

 18.12  Riceve a Firenze il diploma attestante il conferimento del Primo Premio a Idilio Dell’Era per la poesia "Elegia di Natale" nell’ambito del I° Concorso Nazionale di Poesia Manifestazioni Michelangiolesche.

15.12 Sul Campo di Siena esce l’articolo di Gaetano Savelli sull’ultimo libro di poesie di Idilio Dell’Era  “La raccolta del povero”.

 

ANNO 1972

 Viene pubblicato in Francia il libro di poesie Nocturnes pour Sainte Catherine de Sienne,  traduzione in francese di Solange de Bressieux,  con la prefazione di Ducaud Bourget.

 Esce su la rivista torinese Il Nostro tempo ( n° 36) un articolo su “La raccolta del Povero” di Idilio Dell’Era.

 Pubblica sul  GdP:

05.01 il saggio: Indagine critica del Novecento”,

19.02 il saggio: Un’antologia di poeti toscani del Novecento; “Parrebbe dunque che codeste riviste avessero avuto il compito di conferire ai collaboratori il collaudo e la laurea di poeta toscano..E come va allora che un certo Mario Cabibbe, poniamo, è stato incluso tra codesti laureati e non collaborò...a nessuna di codeste riviste,  mentre..il sottoscritto che che collaborò al Frontespizio da quando nacque a quando cessò le pubblicazioni, è stato emarginato nella “Postilla” di liquidazione?”.

  Il 3 marzo compare sulla rivista L’amico del clero un articolo non firmato su “La raccolta del povero”: “Un libro di autentica poesia: il suo umore vitale, la segreta linfa del suo linguaggio, il ritmo e la musica delle sue espressioni vengono di lontano, quasi facendo rivivere la luce di Simone Martini e l’entusiasmo del dolce stil novo. Eppure è una poesia nuova, moderna, che affonda le sue radici nelle visioni attuali dello spirito umano”.

 06.03 il saggio “La sorte degli esclusi,dove l’amarezza per la ormai cronica sua esclusione  dalle antologie di poeti contemporanei irrompe ormai senza freni: ”Il motivo ci deve essere  e prima o poi mi piacerebbe di saperlo..Me ne affliggo non tanto per me quanto per chi ha stampato un mio libro. A ciò ripensando, ho  riflettuto alla sorte o malasorte che mi accompagna: la sorte dell’escluso..”,

07.03 il saggio sul libro “All’artefice ignotodi Oscar Cecchi dedicato a  Papini “Un illustre dimenticato,

01.04 la prosa: “Pasqua da turisti,

16.11. Pubblica Il saggio: “’L’incomunicabilità’ nel romanzo di Gina Lagorio”,

29.11 la prosa: “Nel mondo dei semplici: Mi piace, in  prossimità del  Natale, rievocare una figurina della mia terra,di Dina Ferri, che ebbe, al pari del povero Zoppi, umile origine, e che al  Natale dedicò ingenue cantilene”.

 12.03 Partecipa al Concorso nazionale di poesia Targa d’Oro Pensiero ed Arte e gli viene assegnato dal Centro italiano di cultura Pensiero ed Arte. Il diploma che attesta l’assegnazione a Idilio Dell’Era della Coppa On.le Vito Lattanzio per la lirica "Non c’è spazio"

21.04 L’Accademia di Scienze, Lettere, Arti di Milano  gli conferisce il Diploma attestante il titolo di Benemerito del Ciclo Conferenze dell’Accademia.

 30.04 Esce sulla pagina culturale di un giornale nazionale [22] anno 27 n° 18), nella stessa pagina in cui esce un articolo su “Pasolini show-man”, un articolo di Augusto Grosso su “La raccolta poetica di Idilio Dell’Era”: “Dell’Era si cala al fondo della sua miseria umana e offre se stesso nella rassegnazione e nella povertà quotidiana”.

25.06 Il Festival de la Poésie italienne di Parigi gli conferisce un     “Diplôme d’Honneur … pour son oeuvre "La Rose" présentée au Théâtre de Verdure de L’Hay-les-Roses.”

 Sul Ragguaglio librari di Milano di settembre, compare l’articolo “La Poesia di Idilio Dell’Era” di Serafino Pacciani.

07.10 Sul Cittadino di Genova compare un lungo articolo di Antonio Cogorno dal titolo “Idilio Dell’Era: perennità di una poesia”.

26.10. Il Corriere del Giorno di Taranto pubblica “Poesie di Idilio Dell’Era: La raccolta del povero” di Vincenzo Caputo.

 14.11 Compare sul GdP il saggio di Serafino Pacciani: Poesia di Idilio dell’Era”.

 

ANNO 1973

 A Cosenza la giuria del Premio nazionale di poesia  “Giuseppe Carrieri» gli conferisce il diploma attestante la segnalazione conferita per la poesia "Credere nell’amore".

  Pubblica sul GdP:

24.01 il saggio: “Il taglio del bosco”,

09.02 il saggio Narrativa della resistenza ,

i due articoli sono dedicati agli scritti di Carlo Cassola.

17.03 Il saggio: “Alienazione: male di tutti i tempi,

26.05 il saggio: “La poesia di Dina Ferri”.

 La collaborazione con il GdP di Lugano si interrompe. Monsignor Leber, che aveva riorganizzato il quotidiano nel 1972, si ammala gravemente nel 1974. Continuano tuttavia ancora  per un paio d’anni le pubblicazioni di racconti di Idilio in  Bollettini Parrocchiali ticinesi.

 31.10 La giuria del Premio nazionale di poesia "Giuseppe Villaroel" di Palermo  gli rilascia il Diploma attestante la segnalazione d’Onore conferita a Idilio Dell’Era nell’ambito della IV edizione del premio. 

Va in visita ad Assisi.

Dicembre. Nell’ambito dell’Incontro Nazionale di Poesia “Natale 1973», a Firenze, organizzato dalla  Galleria d’Arte Borgo Pinti, riceve l’ VIII° Premio (Medaglia).

Dicembre: ne Il Gazzettino esce il saggio di Enzo Bruno su “La raccolta del povero”: “sono stato a trovarlo qualche tempo fa – scrive – per potergli parlare… non mi è difficile capire (annullandomi nella campagna che circonda la casa di Dell’Era)  come la sua poesia nasca da una dimensione umana che trova radici così vaste…”.

 

ANNO 1974

 05.01 a Dell’Era  viene concesso dalla          Galleria d’Arte Borgo Pinti, l’ottavo Premio (Medaglia), nell’ambito dell’ Incontro nazionale di poesia “Natale 1973».

 Cura la riedizione del  libro di poesie “Quaderno del nulla” di Dina Ferri (pastorella senese) edito a Milano.

Presiede la giuria della 3° edizione del “Premio Natura”.

Nell’agosto va in vacanza, in piroscafo, a Barcellona.

25.08 Riceve il Diploma d’onore  attestante il conseguimento del premio Medaglia d’Argento  nell’ambito della XV edizione del Premio “San Domenichino”.

15.09 Viene assegnato a Idilio Dell’Era  dal Cenacolo Amici della Poesia il “Premio nazionale di poesia S. Pantaleone” 

 a  Pieve a Elici (Massarosa).

Settembre.  Il Circolo culturale Lomellino  gli conferisce il Diploma per il Premio di poesia "Città di Mortara". 

 

ANNO 1975

 Riceve il premio “Michelangelo” (Firenze).

3.08 a Gradara gli viene conferito il  Premio letterario internazionale "Gradara".

27.9 Le Edizioni Internazionali, a Catanzaro, gli rilasciano il Diploma che attesta il conferimento dell’VIII° premio, nell’ambito del Premio Nazionale di Poesia "Franco Berardelli".

19.10 A Pontoglio gli viene conferito dall’Associazione culturale pontogliese "M. e A. Ferrari" il Diploma Premio nazionale di poesia "Media Valle dell’Oglio 1975".  

 

 

ANNO 1976

 Pubblica “Poesie: Non tornerà l’estate”,  ed. Gabrieli con 22 nuove liriche;

 Esce  Polifonie di una notte deserta,  IPL. Milano  con 30 nuove liriche,  con dedica: “A Olga Solange de Bressiux/e ai poeti francesi/a me più cari”;

15.08 Dedica al Vescovo di Siena,  Mons. Castellano,  nel 15esimo anniversario dell’Episcopato,  la poesia “E ci ritrovi intorno a te raccolti”.

Presenta una nota introduttiva a Poeti della Natura a Siena”,  Tip. Senese.

03.09 Pubblica su L’Osservatore Romano,  terza pagina,  l’articolo “Dieci anni di poesia cristiana”.

21.09 Pubblica su L’Osservatore Romano,  terza pagina,  il saggio “La torre più alta”.

18.09 L’Associazione turistica "Pro Riccia" gli conferisce un Diploma di segnalazione per raccolte inedite in lingua italiana nell’ambito della 3° edizione del Concorso Nazionale di Poesia.

 

 

ANNO 1977

 27.01 Solange Olga de Bressiueux scrive una presentazione per “Pietà degli anni sterili.

08.02 L’Académie des Marches,  tramite il suo presidente,  scrive al poeta ringraziandolo per il suo omaggio a S.Caterina da Siena (“Notturni per S.Caterina che avevano avuto una traduzione in francese ad opera di Solange Olga De Bressieux).

 13.03 Pubblica su L’Osservatore romano  “Cronache della poesia”,  un saggio sul poeta francese,  seguace di Lefebvre,  “Francois Ducaud-Bourget” che,  nel 1972,  aveva fatto la prefazione all’edizione francese dell’unico libro di poesie pubblicato il Francia “Nocturnes”. L’articolo scatena una reazione della stampa perché nello stesso periodo il Vaticano aveva sconfessato l’abate francese.

29.03 Su La Nazione compare un articolo,  intervista a “Don Emilio(sic!) Ceccuzzi”:

“E’ tranquillo il sacerdote senese che ha fatto chiasso con un articolo”.

01.04. Sul Corriere della Sera compare un articolo di commento della vicenda:

 “I preti-poeti non si accorgono del dissidio fra Lefebvre e il Papa”.

 Escono la quarta edizione delle Leggende toscane,  con 16 tavole fuori testo di Mori Corrado e la terza edizione de laLa mia Toscana”.

 

ANNO 1978

 Tiene lezioni di Spiritualità all’Università per stranieri di Siena.

Esce il libro di saggi,  dedicato ai mistici e agli scrittori senesi: Il pianto delle torri, Firenze,  ed. Pugliese.

 A dicembre muore Angelina,   la perpetua di Don Martino. La scomparsa di una persona cara e fedele gli ispira una poesia straziante  e colma di dolore dal titolo “In morte di una persona cara”,  che verrà pubblicata nell’anno 1979,  ne “La raccolta del povero,  2° ed. con il titolo “Elegia di Natale”.

 15.09 Il Sindaco di Tagliacozzo  (provincia dell’Aquila) gli  conferisce il Premio Medaglia d’Oro  per “Polifonie di una notte deserta”. La Premiazione avvenuta la domenica 17  settembre nel  Palazzo Ducale.  Dell’Era viene informato dell’assegna-zione con telegramma dell’Istituto Propaganda Libraria dal Direttore,  Senatore Pio Alessandrini.

 

ANNO 1979

 

Termina la scrittura delle poesie su “Itinerario Poetico”.

Pubblica a Milano la 2° edizione de “La raccolta del povero  con circa 50 nuove poesie.

24.04 Il GdP di Lugano  dedica  un articolo a “ IdilioDell’Era ”, a firma di  Gualtiero Amici.

 Il poeta va a Londra per incontrarsi con una traduttrice delle sue “ poesiole” la signora Giorgina Compagno Mackay  Contessa Crotti di Castigliole, con la quale era in corrispondenza.

 

ANNO 1980

 26.03  Il GdP dedica un articolo  dedicato alla 2° edizione. de “ La raccolta del Povero”, a firma di Marcello Camilucci.

 28.09 In occasione del 50° anniversario della morte della poetessa Dina Ferri, Idilio Dell'Era, insieme a monsignor Vittorio Bonci, tiene a Chiusdino la commemorazione ufficiale.

La conferenza – cui parteciparono anche il marchese Flavio Misciattelli, figlio del marchese Piero, e la maestra Giuseppina Cairola, che della Ferri era stata insegnante ed era quindi ancora viva e il prof. Andrea Conti (che ha rilasciato la testimonianza), si tenne nella ex pieve di San Martino. Al termine della conferenza, don Martino, col Sindaco, Alfo Bassi, e il prevosto, don Vittorio Lorenzetti, inaugurarono una lapide commemorativa che riporta il testo della poesia della Ferri: “Dio”.

Si ammala. Per le precarie condizioni di salute,  che lo costringono al ricovero nel vecchio ospedale della Scala, ben presto perde completamente la memoria.

Scrive Fausto Landi: “quando vai a trovarlo all’ospedale,  dapprima hai l’impressione che non ti riconosca più,  poi,  pian piano,  la tua faccia e le tue parole gli fanno capire che gli sei familiare,  anche se,  spesso,  egli non riesce ad individuarti esattamente. Gli amici cercano di rintracciare i suoi parenti: si trova una nipote che vive a Bracciano,  vicino a Roma. Don Martino ritrova una famiglia. La nipote si prende cura di lui,  lo fa venire ad abitare con lei e suo figlio,  a Bracciano,  lo fa curare a Roma. Ed ecco quasi il miracolo: Dell’Era ritrova la memoria,  può dedicarsi di nuovo alla lettura e alla poesia.”

 

 ANNO 1981

  Pubblica sulla rivista Il fuoco (ottobre –dicembre),  “Un poeta si confessa”,  dove Idilio Dell’Era ripercorre il periodo della sua formazione culturale e spirituale dai tempi del Frontespizio,  fino agli anni’80.

  Nella sua confessione scrive: “Vorrei che la poesia fosse – come fu per Dante - la purificazione,  la catarsi dell’anima mia..” “Ognuno ha le sue opinioni – scrive – io resto della convinzione che i più grandi poeti siano i Santi: non dico del Poverello di Assisi e di San Giovanni della Croce ma di tutti i Santi”.

Nel frattempo si ritira a Bracciano,  Roma,  presso la nipote Beatrice Ceccuzzi in Vannini,  che lo accudirà fino alla morte.

12.07 Scrive la poesia “Il bambino nel pozzo” per Alfredino Rampi di Vermicino.

03.11 La poesia viene inviata dai famigliari (Maria Grazia Montagner e Giotto Minucci) al Santo Padre che esprime il proprio ringraziamento e impartisce la Benedizione Apostolica.

 

ANNO 1982

 15.6.1982 Sul GdP di Lugano viene pubblicata una prosa di Don Martino dal titolo “ La casina rossa di Locarno Monti“, dedicata all’amico scomparso Giuseppe Zoppi:

 “ Io debbo al Ticino, al Giornale del Popolo, alla sue riviste tanta gratitudine e all’amicizia dello Zoppi la bella prefazione al mio libro “Leggende toscane”….se seguito a camminare lo devo anche allo Zoppi…a distanza di anni, sento forte la nostalgia di rivedere Locarno i  suoi monti e  la casina rossa, ma con quanta tristezza ora che il caro amico non c’è più”.

    Il pezzo reca una nota a piè di pagina che saluta il ritorno dopo  la malattia di Idilio Dell’Era. “Salutiamo il ritorno di Idilio dell’Era, ben noto ai lettori del GdP. Il suo silenzio durato più di due anni è dovuto ad una grave malattia  che ha colpito l’originale scrittore toscano. Ora si è ristabilito e ha ripreso la sua apprezzata collaborazione e lo ringraziamo

17.07 Pubblica sulla Terza Pagina del  GdP il saggio su Federigo Tozzi “Il Poeta della Città della Vergine”.

 Ma si tratta di un addio: i due scritti saranno gli ultimi destinati ai lettori ticinesi ed è sintomatico che siano all’insegna di due grandi ispiratori di Idilio: Tozzi e Zoppi.

 Si chiude definitivamente  un lunga storia  di frequentazione del mondo svizzero in generale e ticinese in particolare iniziata dal giovane scrittore nel 1932. Si tratta di una storia riscoperta da non molto che apre nuove prospettive per lo studio dell’opera  e della vita di Don Martino. Già da ora risulta chiara l’importanza degli “scritti ticinesi”, perché la quasi totalità di poesie, racconti, saggi  ed articoli apparsi  numerosissimi anno dopo anno su giornali e riviste ticinesi o sono degli inediti o sono  la prima versione di pubblicazioni apparse solo  successivamente in Italia.

 

ANNO 1983

Pubblica  una nuova edizione di“Cielo di sera,  IPL. (Milano) con altre 50 nuove poesie.

 

ANN0 1984

  L’11 Novembre 1984, in occasione del suo 80esimo compleanno, Siena Amica pubblica il fascicolo “Ricordi del Frontespizio” con le poesie: “L’ospite”, “Frammento”, “Cielo d’Aprile”, “Egloga di settembre”,” Cielo di sera”.

   Purtroppo gli ultimi cinque  anni del poeta che vanno dalla pubblicazione di “Cielo di Sera” 1983,  alla morte (1988) non sono documentati né da pubblicazioni,  né dai manoscritti; dal momento che quelli conservati alla Biblioteca degli Intronati si fermano all’anno 1978.

 “Negli ultimi anni- scrive Fausto Landi -  alterna la vita a Bracciano con brevi periodi trascorsi nei dintorni di Siena,  la città che ama,  di cui ha tanta nostalgia quando deve vivere nel Lazio. Quando torna in Toscana è sempre ospite di un suo caro amico,  Don Bari — parroco di Brenna — purtroppo oggi scomparso. E’là che vanno a trovarlo i suoi amici ed i suoi ex allievi. Anche altri sacerdoti gli dimostrano il loro affetto: Don Lido Sammicheli,  Don Bonci,  Don Umberto Meattini … e altri”.

 

ANNO 1986

 Esce  la quinta edizione riveduta e corretta  con 14 illustrazioni di Alberto Maria Barbero  de “La mia Toscana”.

15.08,  giorno dell’Assunta,  il Sindaco di Siena,  Mazzoni Della Stella,  nel teatro dei Rinnovati,  gli consegna il “Mangia d’argento”.

 Il giornalista della Nazione  nel suo articola nota “era anche lui forse meritevole dell’oro”.

Lo scrittore Mario Verdone pubblica il libro “Siena,  la città del Palio”,  ed. Newton,  con scritti di vari autori e  comprendente anche il saggio “Il Palio” di Idilio Dell’Era,  già edito nel secondo numero  del 1960 di  Terra di Siena.

 Pubblica su La patrona d’Italia (novembre-dicembre)“Poeti caterinati”.

 

 

ANNO 1987

 Viene pubblicata a Milano la seconda edizione del libro di Dina Ferri,  “Quaderno del nulla”a cura di Idilio Dell'Era 1987.

 Il 16 Dicembre di quest’anno lascia la residenza a Siena e ottiene il trasferimento nel comune di Manziana (Roma),  dove era  ospitato e assistito dalla nipote Beatrice Ceccuzzi in Vannini.

 

ANNO 1988

 Idilio Dell’Era,  Don Martino, fatto ormai Monsignore,  muore a Roma,  all’età di 84 anni,  il 18 Giugno.

Viene sepolto a Siena nel Cimitero Monumentale della Misericordia.

“Le esequie – scrive Mario Specchio nella presentazione della raccolta antologica di Idilio Dell’Era “Mendicante di Eternità”, Ed. Cantagalli ( 2005) – furono celebrate nel Duomo di Siena… presenti pochi amici,  vecchi studenti,  e persone semplici che lo avevano ricordato fino alla fine”. E proprio mentre la funzione stava terminando avvenne una cosa che fece trasalire tutti con un brivido di emozione e anche di sconcerto,  due piccioni uno grigio di quelli che appartengono ormai alla storia della città,  ma uno bianco come mai o quasi mai se ne vedono,  entrarono a volo dalla porta principale,  volteggiarono brevemente sulla bara avvolta ancora dall’incenso e scomparvero. E’ difficile interpretare i segni con cui la vita e la morte ci parlano,  ma sono certo che Don Martino ha pensato che la poesia avrebbe voluto accompagnarlo ancora una volta,  sfiorandolo con un’ala bianca.”


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[1] In “Il Melagrano cantò” A.V.E., Roma, 1938,p. 176

[2] Il Melagrano cantò”, op. cit.

[3] “Ricordi di scuola”, in “Il melagrano cantò” cit.

[4] Le liriche sono le seguenti: A fior di pace;Ora ante lunare;Il tesoro che brucia;il foglio bianco;Vetta d'abete;Sogno mite;Canzone di Ceppo;Il bimbo;La foglia;Il petalo di rosa;L'annegato;L'ombra e la lampada;Bozzetto d'inverno;Voci della sera;La bara del babbo;Le mistiche torri (sonetti, pubblicati nella rivista Lucerna nel Marzo del 1928);La mistica sorella;L'orto chiuso;Le tacite cavalcate;Canzone di addio;La lampada buona;Il tramonto;dell'orso;La via;Canzone di Maggio;Il giardino di Re sole;Il dolcissimo tormento;La gloria;L'inaccessibile approdo;Lungo il Verziere.

[5] Ecco le poesie:Sogno mite; L'ombra e la lampada; Voci; Ricordo d'agosto; L'ombra del passato; A sera; Pensando la mamma lontana; Parole oltre le nubi; Mezzogiorno; Chiarità ideale; Migrazione; Lampada alle stelle; Colloqui con l'anima; Camposanto sul mare; L'uragano; Esilio.Fra queste sono comprese anche le poesie che il poeta aveva scritto nel 1920, a 16 anni che verranno pubblicate  nel libro “Le ombre solitarie”, Napoli, L’ideale, 1929

 

[6] I sonetti sono: Te ne ricordi dolce madre mia; Eri una falda chiara di splendore; Ma venne l'uomo forte di tua vita; Piccola donna ora sei fatta mora; Io ti ripenso ad ogni primavera; In un dolce ritorno ti sognai; Tu che venivi tra le spiche bionde; Sogni di strade dentro meriggiate; L' alba selvaggia delle primavere; Fiocchi di acace arricciolati al vento; Mamma se io penso al mio dolce morire; Casa che ti vestiva la giornata; Ne la dolcezza nera dei grandi occhi; Ma ditemi che triste cosa è questa; Fiori di albatre senza brina e vento.

[7] Scrive Angelo Silvio Novaro a Dell’Era, dopo che questi gli ha inviato il libriccino di prose “Con un poeta alla macchia”,ed. Massima, 1929: “Con piacere ho letto le sue prose nate ed animate da un caro e delicato spirito di poesia”.(Giudizi della critica in “Fiamme di Padule” 1930, p.71) Di Ada Negri, nel Fondo Dell’Era della B.C.I. di Siena vi sono 2 lettere (una del 13 Gennaio 1941 e l’altra del 18 Febbraio 1942. Nella prima la poetessa lodigiana, in risposta all’invio del libro di poesie di Dell’Era “Tenerezza” 1936, in cui Dell’Era in una sua dedica si reputava dimenticato,  gli risponde:” La vostra dedica al libro di versi mi sembra un po’ ingiusta: siete voi che avete dimenticato me. Ma lasciamo andare. Il libro di versi mi piace. C’è freschezza e delicatezza; e c’è l’armonia…”

 

[8] Il padre francescano Agostino Gemelli, fondatore dell’Università cattolica del sacro cuore di Milano, costituì per i cattolici dell’epoca un punto di riferimento, anche attraverso la rivista “Vita e pensiero”, fondata nel 1914. Dal clima di rinnovamento culturale del mondo cattolico nacque, nel 1929, il Frontespizio, guidato fino al 1938 da Piero Bargellini.

[9] Da alcune pagine di appunti autobiografici del Fondo manoscritti, in B.C.I.

 Giosuè Borsi (Livorno, 1888 – Zagora, 1915) è stato uno scrittore e poeta italiano che in età matura aderì  ai princìpi del Cristianesimo e alla dottrina della Chiesa e negli ultimi anni della sua vita, ricevette l'abito di Terziario Francescano a Firenze. Morì nella grande guerra, in un assalto, a Zagora.

[10] Forse aveva già un indirizzo senese proprio in via Camollia. Purtroppo non abbiamo riscontri oggettivi, anche se  esiste una cartolina promozionale con il titolo di alcune sue opere inviata a Mario Tobino il 27.1,1931 proprio con indirizzo via Camollia 34)

[11]  In realtà quando esce questo articolo c’era già stato un incontro fra i due  come si può vedere da una cartolina inviata da Follonica a Domenico Giulioti del dicemmbre 1934 a firma di Bugiani e Dell’Era

 La Cartolina, illustrata, datata 26 dic. 1934, è ora al Viessieux di Firenze.

[12] Fondo Dell’Era, Cartella Corrispondenza, Bargellini.

[13] L’Eremo era stato abbandonato dai monaci nel 1810, con la soppressione napoleonica ed era rimasta sede estiva e luogo di riposo per i seminaristi fino alla guerra. Tornerà ad accogliere una comunità religiosa, quella delle Monache agostiniane, nel 1972.

[14] Nella lettera (dattiloscritta, autografa) con intestazione Siena, Piazza S.Francesco 5,  Dell’Era scrive: “Attendevo il contratto per la pubblicazione della mia raccolta “Il quaderno deluso” di cui ho letto la segnalazione nel vostro bollettino. Non so se per le illustrazioni abbiate preso contatto con il carissimo mio amico Bruno da Osimo. Attendo notizie in proposito e pertanto mi è grato porgervi i più distinti e cordiali saluti. (Idilio Dell’Era). La lettera non si trova nel Fondo: è a disposizione solo in copia fotostatica.

[15] Non sappiamo per quale opera o singola poesia.

[16] Questi diplomi sono privi di altre indicazioni significative.

[17] “Incontro di poeti” dell’Università popolare senese, tip. La Galluzza, Luglio 1956, pag. 10.

[18]Dell’Era già conosceva Aldo Capasso perché è di quest’ultimo la presentazione delle liriche di Idilio Dell’Era “Già i colori dell’Autunno”, 1956. Il rapporto è attestato anche da una lettera di A. Capasso a Dell’Era, presente nel Fondo della B.C.I. del 16/11/1961, intestata: Aldo Capasso, presidente della giuria del Premio di poesia "Federico De Maria".

[19] All’esterno della casa, in prossimità della porta d’ingresso, è ancora visibile lascritta su pietra, a caratteri gotici: “DOMUS BONITATIS Ludere quae vellem/calamo permisit agresti.” Frase tratta dalla Bucolica 1 di Virgilio, il cui significato è :” che io stesso canti (ludere) col flauto ciò che voglio”.

[20] L’appartenenza è attestata da una Tessera in formato cartolina, corredata da foto, datata 5.12.1961, a firma del presidente: Gloria Serra. Nel FONDO DELL’ERA.

[21] Alla prima ediz.nel 1963 (con estratto dalla rassegna «Terra di Siena»). Si susseguiranno altre quattro edizioni: 2° ediz. 1989. ;3° ediz. 1993. ;4° ediz. 2005. ;5° ediz. 2011.

[22] Il foglio in cui compare ’articolo, conservato nel Fondo, purtroppo manca della intestazione del giornale.

 

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Ultimo aggiornamento: 23-02-17